Willis Earl Beal: l’antistar

Fottesega
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Lungo una strada di periferia ci sono dei volantini un po’ sgualciti che recitano “cerco qualche amico, non voglio fregarvi” oppure “se sei una bella ragazza chiamami” e ancora “telefonatemi e vi canterò una canzone”, con annessi un disegno, apparentemente un autoritratto di un afroamericano piuttosto magro e slanciato, un nome – Willis Earl Beal – ed un numero di telefono. Siamo nel buco del culo degli Stati Uniti, ad Albuquerque nel New Mexico, ed è l’inizio del 2010. Uno di quei foglietti viene scovato da un lettore di Found – un magazine che pubblica materiale trovato per strada tipo lettere, foto istantanee e biglietti vari – che lo consegna a David Rothbart, direttore della rivista, durante un evento organizzato proprio ad Albuquerque. Rothbart lo trova interessante e ne fa la copertina del settimo numero del suo giornale, che manda in stampa insieme a ben quattro pagine di intervista con Beal. E’ la prima volta che qualcuno legge la sua incredibile storia.

In quella conversazione Willis Earl Beal racconta di essere nato a Chicago e di aver passato i primi 24 anni della sua vita nella città del vento; di punto in bianco decide di andare nel Missouri, a Fort Leonard Wood, per entrare nell’esercito: “mi sono arruolato perché sono sempre stato un fan di Batman ed ero anche un’anima persa, così ho pensato che forse avrei potuto combattere il crimine per il resto della mia vita, proprio come un vigilante”; ora fatevi un’idea del tipo. Per sua (s)fortuna era nato con un difetto congenito all’intestino, cosa che non gli permette di rimanere a lungo nell’esercito e nel 2005 viene congedato per motivi di salute. Se ne torna a Chicago con la coda fra le gambe e senza uno straccio di lavoro. Dopo cinque mesi di ricovero in ospedale per curarsi dalla sua malattia, va a vivere con la nonna e comincia a fare i lavori più disparati, tra cui quello di addetto alla sicurezza nella Sears Tower. Ma ogni impiego dura sempre troppo poco, lui fa un po’ il califfo della downtown, e poi c’è quella voce che chiama dal deserto e che nel 2007 lo porta lì dove è iniziata la nostra storia, ad Albuquerque appunto.

Nell’intervista con Rothbart, inoltre, Beal racconta degli strani incontri con le persone che rispondono ai suoi volantini – sembra che pure Mos Def lo abbia contattato via telefono – e di come, una volta arrivato in città, senza casa e disoccupato, abbia anche dovuto dormire per strada, insieme ai barboni. Ma in questa storia da Libro Cuore dei nerd nulla accade per caso ed il breve periodo da senzatetto, in aggiunta al fatto che nel Nuovo Messico non conosce praticamente nessuno, lo spinge ad iniziare a cantare. In realtà, ha sempre avuto dentro il sacro fuoco dell’arte: fin da ragazzino disegna, dipinge, compone brevi poesie e racconti e sogna diventare una leggenda dell’underground, un cult. “Mi piace credere che faccio arte perché devo” – afferma – “è un po’ come vomitare”; chiarissimo. Albuquerque gli era dunque apparsa come la città ideale per la sua crescita artistica, una sorta di Santa Fé un po’ più sfigatella; era molto peggio di così. Tuttavia, riesce a trovare un lavoro, affitta un appartamento e appena sistemato comincia ad accumulare parecchi strumenti musicali. Per registrare le sue prime canzoni usa un karaoke a cassette che ha una sola cassa funzionante ed un microfono Radio Shack da 40 dollari: aggiunge singolarmente uno strumento alla volta ed infine vi sovraincide la sua voce. Per creare qualche effetto un po’ più particolare deve arrangiarsi come può e dare sfogo alla sua pur fervida fantasia: “occorre un sacco di immaginazione quando non si ha talento”, dice. Per tre lunghissimi anni scrive e registra oltre 130 canzoni – 4, 5, 6 cd pieni di materiale ed infinite audiocassette. Lascia tutto questo in giro per la città, nella speranza che qualcuno lo noti e dopo l’uscita di Found nel gennaio del 2010, qualcuno si accorge davvero di lui.

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Cazzo vuoi?! E’ di mia nonna

John Mulhouse, editore di un blog chiamato City Of Dust, legge l’intervista e nella primavera del 2010 contatta il magazine chiedendo di Beal; Rothbart gli suggerisce di chiamare direttamente il nostro – dopo tutto il suo numero di telefono è sulla copertina della rivista – e i due si conoscono. Tutto ciò che Willis Earl Beal ha in mano di veramente valido sono un paio di cassette su cui è registrato il suo primo lavoro, Acousmatic Sorcery; Mulhouse e la sua compagna lo frequentano per un mese, riuscendo a mettere le mani su 10 delle sue canzoni. Organizzano anche una sessione di registrazione seria ed uno show dal vivo ma all’improvviso Beal scompare e lascia per sempre la città. In seguito si scoprirà che, dopo un litigio da pizze in faccia con la sua ragazza di allora, Jessica Fink, profondamente turbato e distrutto dal dolore, aveva preso il primo volo per Chicago, il 5 giugno 2010. Nel New Mexico però non ci sono solo professori di chimica che spacciano metanfetamina e coloro che lo avevano conosciuto non si dimenticano di lui; nell’ottobre dello stesso anno sul blog di Mulhouse viene pubblicato un post dal titolo The Sound Of Young America con ben tre canzoni di Beal, tra cui l’ossessiva e bellissima Monotony.

A questo punto entra in scena un altro personaggio fondamentale, Rick Riggs, co-proprietario della Handwritten Recording, che già da marzo stava parlando con W.E.B. di come convertire l’intero ‘album’ dalle audiocassette al formato digitale. Il problema è che tutto ciò comporterebbe un costo di circa 100 dollari e Beal è praticamente disoccupato, a Chicago vive di nuovo da sua nonna col fratello minore e fa lavoretti occasionali. Ci pensa Rothbart a sobbarcarsi le spese dello studio di registrazione e, all’inizio del 2011, Found pubblica un’edizione limitata di 200 copie di una box-set intitolata Willis Earl Beal Special Collection, che include alcune poesie, disegni e le 17 canzoni del suo album d’esordio. Nello stesso anno firma un contratto con la Hot Charity un’etichetta sussidiaria della XL Recordings – quella di Adele tanto per capirci – e nella primavera del 2012 il suo primo LP Acousmatic Sorcery, dopo essere stato ridotto ad 11 tracce, viene pubblicato in tutto il mondo civilizzato.

New Adventures In Lo-Fi
New Adventures In Lo-Fi

In parte blues, in parte Tom Waits, in parte neo-soul, Acousmatic Sorcery è senza dubbio uno dei più eccitanti ed autentici esordi dell’anno. E’ un po’ il riassunto dei suoi primi 27 anni di vita – ruvido e senza compromessi – dove emerge il suo antifolk sincero ed appassionato. In Nepenenoyka, una specie di ninna nanna che si muove su una sottilissima linea delicata e discordante, fa uso di un’arpa per bambini di origine bielorussa (che dà il nome alla canzone) trovata in un mercatino delle pulci; in Take Me Away fa lo spesso come un crooner anni ’30, ma molto più dirty e non convenzionale rispetto ai cantanti dell’epoca. Ci sono momenti di surreale lucidità come in Sambo Joe From The Rainbow, miscugli tra boogie e hip-hop in Ghost Robot e veri e propri capolavori, come Swing On Low, Away My Silent Lover e la magnifica Evening’s Kiss, singolo d’esordio dell’album. Beal è un musicista autodidatta – tanto talentuoso quanto particolare – che vuole esprimere se stesso con tale forza e convinzione da andare oltre i suoi limiti, molto spesso ignorandoli completamente. I testi esprimono tutto il suo disagio, la curiosità di fronte alle cose del mondo, il suo straniamento verso una realtà sociale che non comprende mai fino in fondo.

Il suo debutto lo proietta verso l’interesse planetario, si imbarca per un tour tra Europa e Stati Uniti, partecipa a trasmissioni di culto come quella di Jools Holland, compare in un articolo su GQ ed anche al Pitchfork Festival di Chicago, come novello profeta in patria. Pubblica una raccolta di brevi racconti, Principles Of A Protagonist, a cui accompagna una riedizione di alcune delle sue canzoni. Dall’essere scartato ai provini di X Factor USA al successo mondiale, niente male per un senzatetto disadattato. Il futuro è prolifico e Willis Earl Beal non è un tipo che riesca a stare fermo per tanto tempo; c’è questa specie di forza motrice dentro di lui che lo spinge a muoversi costantemente da un posto all’altro senza soluzione di continuità. A settembre è prevista l’uscita del suo secondo album Nobody Knows., anticipato da un paio di singoli tra cui spicca già ‘sta perla.

Giunti alla fine, siamo riusciti a capire qualcosa dello strano mondo di Willis Earl Beal da Chicago? Se mi chiedessero di riassumere questa assurda storia con una sola frase, userei senza dubbio una delle sue migliori: “ Io sono l’esempio evidente del perché chiunque possa fare qualsiasi cosa voglia all’interno dei confini di una società civilizzata convenzionale”. Chiaro, no?!