Verdena – Endkadenz Vol.2

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Voto: 8/10

Otto mesi fa eravamo tutti alle prese con la metabolizzazione di Endkadenz Vol.1 e sì, metabolizzazione non è il termine più adatto bensì proprio l’unico che può spiegare cosa succede in questi casi, quelli in cui chi ascolta non accetta per principio che capolavori possano essere seguiti da altri capolavori e il cambiamento non è un’opzione tollerata, sempre da chi ascolta e da sempre ama, incondizionatamente, irrazionalmente e irrimediabilmente qualcuno, in questo caso i Verdena. Così dopo tutto quello che è stato Wow proprio non si è potuto fare a meno di fare un paragone tra esso e il volume primo di quest’opera divisa in due (non esattamente per scelta di chi gli ha dato la vita). Tutto per arrivare a capire che un paragone tra i due lavori non aveva senso e che la strada non è mai cambiata, è solo proseguita portando in altri posti. Tutti questi posti li abbiamo visti per metà in Endkadenz Vol.1 ma per scoprire dove Alberto, Luca e Roberta volessero davvero andare e sono arrivati, non si può non ascoltare questa seconda parte del viaggio e lasciarsi consumare lentamente da essa.

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Perché poi si sa, con i Verdena è sempre così.

Non puoi semplicemente ascoltare il nuovo disco e buttare giù quattro righe d’istinto e dire cosa t’è piaciuto e cosa non t’è piaciuto. Non puoi semplicemente ascoltare i pezzi, etichettarne lo stile, decidere se la cosa funziona. Perché no, assolutamente non può funzionare. Non così. Ti devi prendere il tuo tempo e devi prendere del tempo anche per il disco per far sì non solo che lui diventi tuo ma anche che tu diventi suo. Ci si viene incontro e si diventa insieme un tutt’uno.

Endkadenz Vol.2 non fa eccezione.

Uscito lo scorso 28 agosto, questo secondo volume ha deciso, senza consultarmi prima, che sarebbe diventato insieme a pochissime altre cose, quello che più ascolto ogni giorno, tutti i giorni da fine agosto a questa parte. Ed è ok, va bene, davvero. Ho una fissa e l’ho accettato. Quello che invece ho fatto davvero fatica ad accettare è stata la scelta di separare i due volumi perché più lo ascolto più mi rendo conto di quanto questa diramazione ha bisogno di crescere e di espandersi, toccando punti che ancora non so definire perché mentre sto scrivendo queste righe, sto ascoltando e sta crescendo ancora. E quindi bisogna fare i conti col fatto che Endkadenz vol.2 ha sì la sua personalità distinta dal Vol.1 ma con esso condivide la stessa anima e questo ci fa capire una cosa importantissima: non ha senso nemmeno fare un paragone tra i due. Sarebbe come scegliere tra gambe o braccia. Il corpo ha bisogno di entrambe per essere completo, ha bisogno di entrambe per sentirsi libero di muoversi nello spazio. Allo stesso modo, Endkadenz Vol.2 va a completare il senso di un’opera che se nella sua prima parte si è mostrata con pezzi e sonorità più cupe, qui si va di effervescenza in altri 13 pezzi (proprio come nel Vol.1) che mostrano altre sfaccettature di questo lavoro.

Detto ciò, quando ho ascoltato per la prima volta Colle Immane (singolo di lancio) sono stata fuorviata dal groove teso, martellante e ho pensato a zero vie di fuga da questa sorta di oppressione musicale. In realtà poi ascolti Cannibale, la prima traccia del disco, e la sensazione rimane. La sensazione di trovarsi esattamente nel posto in cui si ferma Endkadenz Vol.1. Ma proprio come quando ho ascoltato il primo singolo del primo volume, anche stavolta ho fatto l’errore di rimanere tra i contorni di una band che non ama averne di definiti. Infatti escludendo anche le due “sorelle” Fuoco Amico I e Fuoco Amico II (Pela I Miei Tratti) – due dei brani più intensi e potenti del disco che danno sfogo nel modo più selvaggio alla vena psichedelica di questo lavoro – il resto risplende di stratificazioni e atmosfere più ariose, richiamando ancora una volta quelle battistiane con Un Blu Sincero (che sto amando spropositatamente) e Identikit (scritta in collaborazione col signor Fasolo dei Jennifer Gentle) che con le sue sonorità tribali disorienta e seduce allo stesso tempo. È una vera e propria scala mobile di sonorità dove i toni salgono e scendono e si arricchiscono di costruzioni eclettiche come in Dymo e Lady Hollywood. Ci si gasa con il forte rock di Caleido e la bellissima Troppe Scuse  che rappresenta perfettamente tutto quello che è il disco: un gioco di rimescolanze e sperimentazioni sonore che percorre una strada senza cartelli e indicazioni. I toni nostalgici di Nera Visione rallentano il respiro e la ballata finale Waltz Del Bounty mette voglia di abbracciarsi da soli, mettendo fine a questo viaggio con un velo di malinconia e senso di pace allo stesso tempo perché attraverso queste 13 canzoni i Verdena ti hanno dato tutto quello che avevano da darti e tu ti sei preso tutto quello che c’era da prendere.

Questo è ciò che intendo quando parlo di diventare un tutt’uno col disco. Con i Verdena mi è sempre successo e, ripeto, Endkadenz Vol.2 non fa eccezione.