The Courtneys – The Courtneys II

Voto: 7/10

Buone notizie: a breve arriva la primavera e con essa anche il risveglio dei nostri corpi che sottoporremo a sfrenate scariche di adrenalina. In questo senso, il sophomore delle Courtneys casca proprio a pennello.

Le Courtneys sono tre ragazze canadesi, amiche accomunate dalla passione per la musica e Keanu Reeves. Il loro esordio vede la luce nel 2013 quando pubblicano l’omonimo disco con la Hockey Dad Records, un’etichetta discografica indipendente della loro città natale (Vancouver). Da quel momento, questo tostissimo trio tutto al femminile si è fatto notare un po’ ovunque in giro per il mondo, accalappiandosi anche l’attenzione della Burger Records che – nel caso in cui non l’avessimo reso abbastanza palese in questi quattro anni, ve lo ribadisco di nuovo – è il paradiso dei fighi, per questo blog.

Diciamocelo, quando si tratta di indie rock e surf rock, se non è fatto in un certo modo, rischia subito di diventare “vecchio” e “trascurabile”. Le Courtneys di certo non inventano nulla in questo ambito ma sanno il fatto loro e come si fa a fare rumore. Rumore quello serio. Con loro, infatti, un tuffo nel passato è ben gradito e tutto l’entusiasmo lo si sente riversato in riff stretti e trascinanti che uno poi pensa Appperò.

Ascoltando prima Courtneys e poi Courtneys II, si capisce perfettamente il senso della scelta di questi due nomi: le Nostre non mostrano chissà quali carte differenti tra l’uno e l’altro lavoro ma entrambi sono una graduale presentazione di quali siano le loro capacità: oscillando tra riferimenti  un po’ più datati come Dinosaur Jr., My Bloody Valentine e Modest Mouse, riescono a brillare di una patina in qualche modo anche più contemporanea grazie alla dinamicità di battiti di batteria martellante, linee di basso potenti e una freschezza vocale che sembra sempre essere costantemente impegnata a spingere sull’acceleratore.

Proprio come le loro influenze, i testi di questo disco guardano al passato, essendo pieni di riferimenti nostalgici: pensate a Lost Boys, per esempio, pezzo dedicato all’omonimo film horror di Joel Schumacher, oppure Mars Attacks che non ve lo devo dire io quanto sia un classico nel mondo del cinema. Poi ci sono canzoni come Tour, che invece fanno pensare a lunghi viaggi sulla West Coast durante le calde estati. Ancora, pezzi come Silver Velvet e 25, graffiano con i loro ritmi potenti combinati da percussioni ipnotiche e chitarre sfacciate. Tutto ha un mood ben preciso ed è quello per cui proprio non si può non mettersi a fare viaggioni. Sia fisici che mentali.

C’è energia da vendere in questo disco, chitarre sature e prove sempre frizzanti senza mai cadere in stucchevolezze. Più di questo, però, effettivamente non vi è nulla da pretendere. Ma non è che sia necessariamente una cosa negativa questa; anche se il disco non sempre richiede la piena attenzione di chi lo ascolta, le canzoni sono tutte piacevoli, ben scritte e anche abbastanza accattivanti.

Courtneys II è un ottimo esempio di ciò che può essere creato con la semplicità, fantasia e una buona dose di furbizia (in questo caso, nell’accezione più positiva del termine).

L’indie/surf-rock di questo disco ci sta proprio stretto tra le quattro mura di casa. Rispolverate i pattini e andate a comprarvi una grande nuvola di zucchero filato.