Gorillaz – Humanz

Quando verso la fine del 2015 Albarn comincia a radunare il solito stuolo di amiz/collaboratori, per motivarli rivolge loro – l’aneddoto ci è raccontato da Pusha T ma vale per tutti – il più classico dei what if?: cosa succederebbe se accadesse, che ne so tipo a novembre 2016, qualcosa di così sconvolgente da cambiare il mondo come lo conosciamo? Come sarebbe se vincesse LUI? Di certo non sarà stato l’unico a porsi la domanda – sarà stato uno dei pochi a farsela un anno e mezzo fa – ma ora che è stato pubblicato dopo così tanto tempo il rischio è che Humanz possa finire nel calderone delle espressioni artistiche post-Trump insieme alle innumerevoli altre.

Massive Attack – Ritual Spirit

Sono 6 lunghissimi anni che i Massive Attack – Robert ‘3D’ Del Naja e Grant ‘Daddy G’ Marshall – non pubblicano uno straccio di album. Del Naja è il vero Mago di Oz dietro al progetto Ritual Spirit. Infatti non solo è l’autore di Fantom ma, insieme al collaboratore di lunga data Euan Dickinson, ha firmato anche la produzione di tutte e 4 le canzoni.

Jamie xx – In Colour

Scomponendo le 11 tonalità che compongono lo spettro cromatico di In Colour di Jamie xx ci troviamo subito di fronte a una partenza con il piede ben piantato sull’acceleratore: Gosh (my favourite, assolutamente) è fastidiosa, ripetitiva, ossessiva, pesante, inizialmente.

Tricky – Adrian Thaws

Si parla di Tricky che, per chi non lo sapesse, è un tipo metà jamaicano e metà anglo-guyanese arrivato con questo Adrian Thaws ormai all’undicesimo album di una carriera che iniziò circa venti anni fa e che lo vide protagonista di quel momento di sdoganamento del trip hop nel mainstream della musica che portò alla ribalta gruppi forse maggiormente noti ai più, come Massive Attack e Portishead.

Alt-J – This Is All Yours

C’è che il trio formato da Joe Newman (voce, chitarra), Thom Green (batteria) e Gus Unger-Hanilton (tastiere, cori) è tornato all’Iguana Studio di Brixton col fedele produttore Charlie Andrew per dare alla luce l’attesissimo sophomore. Per volontà della band si è voluto rinunciare ad un produzione costosa con un nome grosso (tipo, Rick Rubin) in ossequio alla famosa legge della squadra vincente che non si cambia.