Gorillaz – Humanz

Quando verso la fine del 2015 Albarn comincia a radunare il solito stuolo di amiz/collaboratori, per motivarli rivolge loro – l’aneddoto ci è raccontato da Pusha T ma vale per tutti – il più classico dei what if?: cosa succederebbe se accadesse, che ne so tipo a novembre 2016, qualcosa di così sconvolgente da cambiare il mondo come lo conosciamo? Come sarebbe se vincesse LUI? Di certo non sarà stato l’unico a porsi la domanda – sarà stato uno dei pochi a farsela un anno e mezzo fa – ma ora che è stato pubblicato dopo così tanto tempo il rischio è che Humanz possa finire nel calderone delle espressioni artistiche post-Trump insieme alle innumerevoli altre.

Savages – Adore Life

A due anni e mezzo dall’esordio Silence Yourself (nominato al Mercury) che le portò rapidamente all’attenzione di tutti, la band post-punk delle Savages decide di tornare per Matador con un disco registrato agli studi RAK di Londra, prodotto dal solito Johnny Hostile (compagno di Beth) e remixato a Copenaghen da Trentemøller. L’estenuante tour a supporto del primo album ha permesso a Jehnny Beth (voce), Gemma Thompson (chitarra), Ayse Hassan (basso) e Fay Milton (batteria) di accumulare per due anni una quantità enorme di nuove esperienze in giro per il mondo.