Reverberation Radio 271

Benvenuti alla prima playlist di giugno di Reverberation Radio, dalla California con amore. Le sonorità più tropicali sono senza dubbio quelle di Shadow, ma per rilassarsi sono ottimi anche il power pop di Emitt Rhodes, quello acido ed un po’ drogatello di Run DMT, il prog di Kimio Mizutani, il sound sunshine dei The Cyrkle, il rock leggero di quella vecchia volpe di Bill Wyman, l’elettronica easy di Domenique Dumont, il lo-fi dei Loving ed il funk gospel di Pastor T.L. Barrett And The Youth For Christ Choir.

Colombre – Pulviscolo

Colombre scava? Forse lui è solo uno che tocca la terra e la descrive così com’è, anche con estrema crudezza a volte, scompigliando tutte le idee di chi, ascoltandolo sulle melodie più leggere, potrebbe pensare che gli appena venticinque minuti di disco, scivolino allo stesso modo senza lasciare segni. E invece Pulviscolo di segni ne lascia eccome.

Lowly – Heba

Che cos’è Heba? Un disco, naturalmente, il lungo esordio di una band che muove i primi passi nel delicato mondo del dream pop: i Lowly. Il quintetto danese, attivo dal 2014, ha rilasciato in questi tre anni una manciata di pezzi racchiusi nell’EP Sink Way Into Me e altri singoli sparsi che hanno delineato fin da subito la personalità di questo gruppo eterogeneo, brillante e soprattutto molto acceso.

The xx – I See You

Se fino a poco tempo fa erano Madley Croft e Oliver Sim ad avere maggior visibilità (sia dal vivo che su disco) e a creare magiche connessioni musicali, senza dubbio oggi il leader indiscusso di questo trio è Jamie xx che, dopo il suo ultimo lavoro da solista, aveva fatto presagire una grossa trasformazione anche nel percorso intrapreso con i due amici di sempre. Ebbene, a cinque anni di distanza da Coexist, gli xx sono tornati con “l’hypatissimo” (eheh) I See You e questa trasformazione in parte c’è stata ma in parte anche no.

Classifica di fine anno – The Best Of 2016

A quattro anni dalla nascita di questo blog, ecco la prima volta che verrà ricordata nella storia dei nostri archivi come una di quelle che non ha fatto esattamente il botto. Musicalmente parlando, s’intende. Più che dei nomi, c’è una riflessione che riguarda un po’ tutta quella tendenza in generale a seguire quel filone innovativo e sperimentale che finisce sempre con elettro-pop, elettro-rock, elettro-boh.

Angel Olsen – My Woman

Dopo il grande successo di due anni fa ottenuto con Burn Your Fire For No Witness, la Olsen torna con un lavoro autobiografico pronto a dimostrare che sì, va bene ed è bellissimo che sia vista un po’ come colei che ha riportato uno sprazzo di luce nel mondo del cantautorato folk tutto al femminile ma che, non per questo, è pronta a sacrificare alcuni aspetti di se stessa per restare intrappolata in un limbo di melodie malinconiche e iconiche senza mai toccare certe corde.

Wrongonyou – The Mountain Man

Nato ai Castelli Romani e scappato nella regione dei Grandi Laghi dell’America settentrionale… no, in effetti quella che sto raccontando non è la biografia esatta di Marco Zitelli, in arte Wrongonyou, ma è quello che viene da pensare ascoltando la sua musica.

Ex-Otago – Marassi

Marassi fa parte di Genova, la città che mi ha rubato un pezzo di cuore e ci ha attaccato una striscia di scotch con scritto sopra “casa”. Ma se per me questo è solo uno dei tanti pezzi che compongono il quadro, per qualcun altro questo è il posto in cui tutto ha avuto inizio. Il posto dal quale ci si allontana per scoprire il mondo ma in cui prima o poi si torna sempre. Sapete, nessun posto è come casa e Marassi è proprio questo per gli Ex-Otago. Non è solo il titolo del nuovo disco a testimoniarlo. Il tour che stanno compiendo in giro per lo Stivale li conferma portatori sani di liguritudine attraverso un’energia e una passione pazzesche.