Reverberation Radio 264

Rieccoci sulle frequenze super ondeggianti di Reverberation Radio direttamente dalla California che conta. Oggi è musica che viene da ogni parte del globo terracqueo, sonorità rilassanti che ben si adattano a questo aprile indolente. A conti fatti, gli unici statunitensi sono Yusef Lateef, Tyrone Davis e Santo & Johnny: il primo, dopo la conversione all’Islam ha deliziato tutti col suo jazz fusion, il secondo – afroamericano – è qui con un brano soul/r&b, mentre i terzi – come si evince dal nome – spadroneggiano da buoni italoamericani di Nuova York tra rock and roll e easy listening.

Reverberation Radio 262

Amici super cool della musica che conta, bentornati all’appuntamento con Reverberation Radio. L’uomo che abbraccia le pecore fa da perfetta introduzione alla playlist di oggi, che al solito spazia fra i generi e le latitudini di questo nostro pazzo mondo. Il funk – con le sue necessarie declinazioni – è il genere di maggioranza, con i belgi Allez Allez, i brasiliani Miguel de Deus e Azymuth.

Go ahead, make my album: U2 – Pop

Quest’anno si celebra il trentennale dell’uscita di The Joshua Tree, l’album più famoso e forse migliore della band ed a questo proposito avrete letto che per festeggiare la ricorrenza gli irlandesi andranno in tour riproponendo per intero uno dei manifesti degli anni ’80. Però, in questo marasma di amarcord ed euforia nostalgica, ci si è dimenticati – forse volutamente – che il 5 marzo del 1997 usciva quel Pop passato invece alle cronache come il disco sbagliato, il peggiore, il figlio nato scemo da tenere nascosto.

The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost

Era nell’aria, l’avevo già anticipato nel pezzo sul ‘gemello’ Third World Pyramid, ma nessuno avrebbe saputo dire con certezza verso quale direzione si sarebbe mosso il sedicesimo lavoro della band di Anton Newcombe, Don’t Get Lost. Il guru della psichedelia e Ricky Maymi confermano Dan Allaire (batteria), Collin Hegna (basso) e Ryan Van Kriedt (chitarra) nella line-up ufficiale. Sono invece collaboratori molto graditi Emil Nikolaisen (della band norvegese Serena-Maneesh), Pete Fraser (già al lavoro coi Pogues) al sax e come voci ospiti la solita Tess Parks, Tim Burgess (The Charlatans) e Shaun Rivers.

Reverberation Radio 257

Rieccoci immancabili con l’appuntamento del mercoledì, il giorno di Reverberation Radio. Oggi la playlist dei nostri amicones della California è quanto mai eterogenea. Si spazia dal funk sobrio ed elettronico di Dwight Sykes a quello contaminato dalla dance della Universal Togetherness Band. Anche il jazz è presente, con le interpretazioni di Donald Byrd e Kenny Graham & His Satellites, questi ultimi graditissimo ritorno dopo qualche settimana di assenza.

Lowly – Heba

Che cos’è Heba? Un disco, naturalmente, il lungo esordio di una band che muove i primi passi nel delicato mondo del dream pop: i Lowly. Il quintetto danese, attivo dal 2014, ha rilasciato in questi tre anni una manciata di pezzi racchiusi nell’EP Sink Way Into Me e altri singoli sparsi che hanno delineato fin da subito la personalità di questo gruppo eterogeneo, brillante e soprattutto molto acceso.

Sampha – Process

A differenza dei due mini-album precedenti, Process è stato registrato in studi professionali – uno a Londra l’altro all’Ocean Sound Recordings di Grisk, sperduta isola norvegese – con la preziosa coproduzione dello scozzese Rodaid McDonald, gentilmente fornito dalla XL Recordings, casa madre della fedelissima Young Turks. Attorno a questo primo LP si è creata un’attesa di quelle che capiteranno due o tre volte in un anno, e che in un modo o nell’altro ne ha profondamente influenzato sia la fruizione sia il giudizio di merito.

SOHN – Rennen

Il suo spirito cosmopolita l’ha portato nel giro di poco tempo a piantare le proprie radici da Londra a Vienna (luogo di nascita di Tremors) a Los Angeles. Nel mezzo ci son stati un matrimonio e l’arrivo di un figlio. Il buon Christopher non si è fatto mancare proprio nulla e quindi, visto che le esperienze ci son state, la luce della creatività è sempre rimasta accesa, il momento propizio per sfornare il sophomore non poteva che essere questo.

Bonobo – Migration

Migration è il sesto lavoro in studio del producer britannico, uscito a tre anni di distanza dal precedente, apprezzatissimo, The North Borders. Chiunque con la sua esperienza e il suo successo consolidati nel corso degli anni, al suo posto non avrebbe avuto esattamente tra le proprie priorità quella di aizzare il tiro e sfidare qualche limite. E- sorpresa, sorpresa- in effetti nemmeno lui. Questo non significa assolutamente che ci troviamo di fronte a un lavoro privo di idee e spunti interessanti, anzi, con le dodici tracce di questo lavoro si aprono le porte di un mondo, o meglio, del mondo.

The Flaming Lips – Oczy Mlody

Oczy Mlody – che in polacco significa ‘eyes of the young’ (lo scrivo in inglese perché poi capirete) – vede il nucleo dei Flaming Lips così come lo avevamo lasciato dopo la cacciata di Kliph Scurlock. Wayne Coyne, Michael Ivins, Steven Drozd, Derek Brown ed un paio di altri collaboratori hanno registrato tra la natia Oklahoma City e New York insieme al fidato Dave Fridmann (col supporto di Scott Booker).