Gorillaz – Humanz

Quando verso la fine del 2015 Albarn comincia a radunare il solito stuolo di amiz/collaboratori, per motivarli rivolge loro – l’aneddoto ci è raccontato da Pusha T ma vale per tutti – il più classico dei what if?: cosa succederebbe se accadesse, che ne so tipo a novembre 2016, qualcosa di così sconvolgente da cambiare il mondo come lo conosciamo? Come sarebbe se vincesse LUI? Di certo non sarà stato l’unico a porsi la domanda – sarà stato uno dei pochi a farsela un anno e mezzo fa – ma ora che è stato pubblicato dopo così tanto tempo il rischio è che Humanz possa finire nel calderone delle espressioni artistiche post-Trump insieme alle innumerevoli altre.

Go ahead, make my album: U2 – Pop

Quest’anno si celebra il trentennale dell’uscita di The Joshua Tree, l’album più famoso e forse migliore della band ed a questo proposito avrete letto che per festeggiare la ricorrenza gli irlandesi andranno in tour riproponendo per intero uno dei manifesti degli anni ’80. Però, in questo marasma di amarcord ed euforia nostalgica, ci si è dimenticati – forse volutamente – che il 5 marzo del 1997 usciva quel Pop passato invece alle cronache come il disco sbagliato, il peggiore, il figlio nato scemo da tenere nascosto.

Reverberation Radio 204

Rieccoci sulle frequenze gravitazionali di Reverberation Radio. Si parte dal Venezuela dei Las 4 Monedas e ci si sposta subito nella Costa d’Avorio di Ernesto Djédjé; rimaniamo in (Sud)Africa con gli Electric Six per volare in Francia da Henri Salvador, nome mitologico della musica transalpina che svetta incontrastato nella playlist di oggi.

Coldplay – A Head Full Of Dreams

L’etichetta discografica è sempre la stessa, la figura principale della band pure, i toni invece no. Se solo un anno fa i Coldplay erano alle prese con le trame più tenui e intimiste di Ghost Stories, oggi sembrano aver completamente dimenticato quelle atmosfere per rituffarsi in qualcosa che dopo Mylo Xyloto, ancora una volta sapesse di euforico, colorato e soprattutto pop.

Grimes – Art Angels

Ispirato da quella che Grimes definisce ‘bro-art’ (la cultura del maschio, si pensi ai gangster movie), da Billy Joel e Bruce Springsteen, Art Angels è indebitato con i 90’s (breakbeat, dancehall e qualcosa di rave) così come ricorda una certa idea di New Order. Da sottolineare l’utilizzo di Ableton Live al posto di Garageband e di una strumentazione varia e reale (si parla di chitarra, violino, batteria e ukulele), oltre alle collaborazioni con la rapper taiwanese Aristophanes – conosciuta tramite SoundCloud – e l’amicona Janelle Monáe.

Reverberation Radio 182

Oggi la playlist di Reverberation Radio è in larga misura strumentale e molto folk ma soprattutto dedicata alle colonne sonore. Si comincia con Alain Goraguer (il cui nome non vi dirà granché ma ha lavorato anche con Gainsbourg) per imbatterci poi nella foltissima compagine libanese, tra cui vale la pena citare Elias Rahbani, Melhem Barakat e Georgette Sayegh.

Jamie xx – In Colour

Scomponendo le 11 tonalità che compongono lo spettro cromatico di In Colour di Jamie xx ci troviamo subito di fronte a una partenza con il piede ben piantato sull’acceleratore: Gosh (my favourite, assolutamente) è fastidiosa, ripetitiva, ossessiva, pesante, inizialmente.

The Chemical Brothers – Born In The Echoes

Born In The Echoes è l’ottavo lavoro dei Chemical Brothers, esce per la Virgin EMI e dà calci in da la fazza a tutti quelli che li davano ormai per spacciati. La formula è sempre quella, c’è Tom – il più dotato, musicofilo e collezionista di sintetizzatori vintage e che a volte suona e canta – in combinazione con Ed – quello concreto, il McCartney della situazione, che ama i pezzi brevi ed ha l’orecchio per il pop – e poi ci sono i loro macchinari, synth tastiere campionatori e quant’altro.

Django Django – Born Under Saturn

Prodotto da Maclean, Born Under Saturn è stato registrato in parte alla Netil House nell’east londinese, in parte agli Angelic Studios di Banbury. A detta dei Django Django il titolo è stato ispirato dall’omonimo libro di critica all’arte ‘classica’ scritto da Margot e Rudolf Wittkower; per quelli che un tempo erano studenti dell’Edinburgh College Art non deve essere stata un’associazione così complicata direte voi. Invece no, la storia dell’arte non c’entra affatto, il batterista/produttore è un appassionato di astrologia (eh) e quel titolo lo ha intrippato così tanto da farlo suo.

Belle and Sebastian – Girls in Peacetime Want to Dance

Con Girls in Peacetime Want to Dance siamo arrivati al nono album in studio (il primo interamente con Matador Records) per una delle band indie più importanti degli ultimi vent’anni, una di quelle che di diritto dovrebbero rappresentare per tutti Le Basi. I tempi in cui Tigermilk e If You’re Feeling Sinister – che insieme a The Boy with the Arab Strap rappresentano per chi vi scrive l’apice assoluto della loro discografia – uscivano a sei mesi di distanza l’uno dall’altro sono ormai lontani.