Massive Attack – Ritual Spirit

Massive Attack - Ritual Spirit (EP)

Voto: 7,5/10

Martedì sera, mentre guardavo le nuove puntate di X-Files, mi sono chiesto perché lo stessi davvero facendo e che ragione ci fosse, per una serie tv così legata alla sua era tutta internet 1.0, di tornare dopo 14 anni col carico di dover comunque avere ancora qualcosa da dire. Vi confesso che per gran parte del tempo ho vissuto un forte senso di straniamento, ma tutto sommato era come fare un salto indietro nei confortevoli anni ’90 e penso fosse questo, in parte, l’aspetto emotivo che gli autori volessero trasmettere. Quando la scorsa settimana si è saputo che i Massive Attack avrebbero rilasciato del nuovo materiale, diventato poi l’EP Ritual Spirit, il mio primo pensiero è stato grosso modo lo stesso: dopo tutti questi anni abbiamo ancora bisogno di loro?

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Per chi non ne fosse a conoscenza, tutto nasce da una nuova applicazione per iPhone che gli zar del trip-hop hanno rilasciato pochi giorni fa, chiamata evocativamente Fantom. È una specie di Sensory Remixer o se vogliamo ‘remixer sensitivo’, in grado di modificare i 4 brani contenuti nell’app sulla base di alcune variabili tipo il movimento, l’equilibrio, la posizione geografica dell’utente ma anche il giorno e la notte, l’ambiente circostante (catturato dalla videocamera del device), il battito cardiaco e così via. Come è facile intuire si tratta di un bel modo per la band di Bristol di buttarsi non solo nell’hi-tech ma proprio nel terzo millennio, attraverso qualcosa che parte comunque dalla musica e arriva a noi tramite l’internet delle cose.

Sono 6 lunghissimi anni, da Heligoland, che Robert ‘3D’ Del Naja e Grant ‘Daddy G’ Marshall non pubblicano uno straccio di album che sia uno, ad eccezione della collaborazione con Burial che ha portato a quella cosa indecifrabile di Four Walls. Non è difficile capire, quindi, che questo mini-album di inediti arrivi come l’acqua agli assetati provocando un (mini) hype assolutamente non scontato per un gruppo che ha fatto il suo esordio ben 25 anni fa. Per prima cosa c’è da dire che Del Naja è il vero Mago di Oz dietro al progetto Ritual Spirit. Infatti non solo è l’autore di Fantom ma, insieme al collaboratore di lunga data Euan Dickinson, ha firmato anche la produzione di tutte e 4 le canzoni. Altro aspetto assolutamente rilevante è che ogni brano vede alle voci un ospite diverso – mancano quindi pezzi totalmente strumentali – con l’incredibile ritorno di Tricky (che poco tempo fa dichiarava di sbattersene il cazzo dei suoi ex compagni) a rappresentare l’abusatissimo refrain del mondo musicale: mai dire mai, soprattutto se ti pagano.

Proprio il brano affidato a 3D e ad Adrian Thaws Take It There, che chiude le danze, è sicuramente il più classico e forse non sarebbe potuto essere altrimenti. Le ritmiche sono quelle tipiche del trip-hop che i Massive Attack hanno insegnato all’umanità, le atmosfere sono cupe e notturne il giusto da far sì che sia lasciato al pianoforte il compito di innalzare i toni, mentre la voce sporca e ‘drogata’ di Tricky è la guida perfetta verso un mondo fatto di allucinazioni ed indolenza. Si tratta di una song che guarda alle prime cose del duo e se da una parte torna quel senso di comfort già menzionato sopra, dall’altra è sempre illuminante la loro capacità di saper fare ottimamente quello che tutti chiedono loro di saper fare, ossia essere se stessi.

Ma se la conclusione è conservativa, il resto rappresenta qualcosa di diverso, per lo meno rispetto alle ultime cose. In particolar modo l’iniziale Dead Editors è forse il momento più esplorativo, fortemente orientato all’hip-hop del rapper inglese di origine giamaicana Roots Manuva, qui autore di una prova davvero solida e convincente. Il beat è sostenuto e adattato perfettamente al flow, le percussioni – qui unico vero marchio di fabbrica della band – sono arricchite da inserzioni di elementi di elettronica mai banali. Anche la durata, piuttosto breve per gli standard di casa, concorre a dare al brano una forza ed un’efficacia che, ahimè, non si riscontrava in questi termini dai tempi felici di Mezzanine.

Nel corso della loro carriera i Massive Attack hanno fatto della collaborazione con altri artisti – specialmente quelli più lontani dal loro habitat musicale – un punto di forza, a volte cannibalizzandoli a volte, e sono i momenti più fortunati ed indelebili, trovando il perfetto equilibrio tra loro e l’artista ospite. A questi ultimi appartiene la collaborazione col semi-esordiente Azekel nel pezzo che dà il titolo all’EP. Anch’egli inglese, si muove nell’ambito del soul/r&b/elettropop come un consumato professionista, dotato di una voce calda e vellutata che è ideale nel gioco di chiari/scuri tipico del duo di Bristol. La texture è comunque validissima, tra droni squillanti percussioni tribal e bassi assai densi, ma è l’apporto vocale di Azekel che fa fare il salto di qualità verso una dimensione più alta, perché più completa, ad un brano splendido, probabilmente il migliore qui dentro.

Del Naja e Marshall hanno sempre giocato con atmosfere e sentimenti, ma più come dei chimici che come dei poeti, nel senso che sono metodici e precisi nelle loro scelte anche quando tutto pare dettato dalla sola ispirazione. In questo senso, l’opzione di affiancare a due poco conosciuti come Roots Manuva e Azekel due nomi di fama mondiale come Tricky e Young Fathers è tutto fuorché casuale. La canzone affidata ai vincitori del Mercury 2014, Voodoo In My Blood, pur essendo molto godibile è quella un po’ più debole, proprio perché a differenza della title-track secondo me non trova il perfetto equilibrio tra le due spinte autoriali, quelle della band e quelle dei rappers scozzesi. Il risultato è che, a seconda dei momenti, pare che la musica si appiattisca su chitarre e percussioni reiterate o che le parti vocali non diano quello che possono, quasi fossero bloccate e non lasciate libere di esprimersi in tutta la loro potenzialità.

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Si tratta comunque di un episodio che è da considerare un po’ meno riuscito in mezzo a grande musica, come i Massive Attack non facevano da tempo. Anche questo, unito all’astinenza, è stato uno dei motivi che mi ha spinto a parlare di Ritual Spirit pur trattandosi di un mini-album in parallelo ad un altro progetto. Mentre scrivo, è uscita la notizia che in primavera verrà rilasciato un secondo EP – questa volta co-prodotto da Daddy G – e che più in là quest’anno avremo l’onore di poter ascoltare addirittura un intero nuovo album. Che contenga inediti o che raccolga i brani dei due EP non è dato sapere, ma quello che mi conforta è che se X-Files deve ancora dirmi qualcosa riguardo alla capacità degli sceneggiatori di evolversi e stare al passo coi tempi, i Massive Attack hanno impiegato solo 17 minuti per dire a tutti che sono tornati dal mondo al di là del nostro per continuare a stupire e sperimentare, e noi continueremo ad aver bisogno di loro, come sempre.