Levante – Nel Caos Di Stanze Stupefacenti

Voto: 8/10

Nel caos di stanze stupefacenti è facile perdersi, confondersi, essere storditi da cose che non si possono capire fino in fondo. Questo, in generale. Quando invece il caos è tuo, in realtà non ti ci perdi mai davvero, anzi, ne fai un rifugio per la mente dove paradossalmente puoi sentirti anche al sicuro.

Levante, però, con il suo caos è andata oltre e ha fatto una cosa che pochi hanno il coraggio di fare: si è messa davanti a uno specchio e ha iniziato ad aprirle una ad una, queste stanze incasinate, misurandosi con tutto ciò che nell’ultimo periodo le ha causato sofferenze o incazzature.

Alla luce di ciò non è difficile, quindi, capire perché sulla copertina di questo nuovo lavoro cade da quella poltrona. Non è difficile capire che siamo molto più vicini a quel Manuale Distruzione dei primi tempi, piuttosto che alla Levante che ci invitava ad avere cura di noi stessi nel sophomore. Le sue recenti dichiarazioni infatti affermano che, al momento, si riconosce poco in quelle consapevolezze e che altre urgenze hanno preso il posto al centro della sua vita.

Che siamo lontani dalla Levante così come l’abbiamo sempre conosciuta si riesce a tastare concretamente anche nella nuova consistenza sonora molto più elaborata; dopo due capitoli al fianco di Alberto Bianco, si circonda di nuove teste – quella di Antonio Filippelli, precisamente – per limare al meglio la propria identità.

Se è vero che ognuno dei nuovi dodici brani rappresenta una stanza, nel complesso questo disco può essere definito a tutti gli effetti come una casa. Dietro la porta d’ingresso Levante sa che c’è un’ondata di cose difficili da trattenere dietro delle pareti – che si tratti di una casa o di un cuore – sa che una volta dentro, uscirne intatti sarà difficile. Allora, in questo caos ci introduce quasi in punta di piedi sulle note al piano di Caos (preludio), appunto, dove avviene la più dolce manifestazione di sincerità, un bisogno di liberarsi da tutto quel “caos che le si legge in fronte” con una melodia semplice e lenta.

Da questo momento in poi però scordiamoci di tutto quello che c’è stato prima, siamo nella stagione del rumore e non solo perché è il titolo dell’omonimo pezzo che ci fa entrare nel vivo dell’album: questa Levante si fa avanti su un tappeto sonoro molto più complesso, carico, aggressivo con la batteria che scandisce ogni parola e ne raddoppia il peso e così una frase come “Da che eravamo wow, siamo diventati caos, non è passato molto dal desiderare un ciao” non è che te la sta solo cantando, te la sta proprio incidendo sulla schiena.

Che ci sia di mezzo una delusione d’amore è evidente: Io Ti Maledico non lascia molto spazio a libere interpretazioni e si insinua nella testa al primo ascolto; c’è rabbia in quel ritornello urlato che si attacca addosso e fa venire voglia di spaccare tutto. E qui si torna anche al discorso sonoro messo a punto con una struttura più sostenuta che aiuta la Nostra a tirare fuori tutto ciò che sente con un’immediatezza spaventosa. E non solo per rivendicare una storia d’amore finita male: lo sguardo della cantautrice siciliana si posa anche su ciò che la circonda e con la sua scrittura sagace non sbaglia un colpo nemmeno quando affronta tematiche popolari come in Non Me Ne Frega Niente dove parlando dell’abuso che spesso si fa dei social network, il rischio di uno scivolone nella banalità era quotato davvero a poco. Ma qui stiamo parlando di una donna che ha personalità da vendere e tutto si palesa nei dettagli.

Dettagli che si riesce a scorgere nella bellezza di Santa Rosalia, pezzo che, da ninna nanna incantata, finisce per diventare un forte inno alla libertà di essere e di amare chi vogliamo. Oppure la cavalcata indie rock di Gesù Cristo Sono Io che parla di femminicidio e nella quale, come al solito, Levante non si accontenta di abbracciare i temi da lontano, ma vi affonda dentro e poi riemerge con una grinta super e il cuore in mano. Ma si percepisce fortemente che sono i momenti più malinconici e personali a essere quelli più sentiti. Le parole di IO ero io suonano così spontanee, straripano da una voce che non riesce a contenerle. Così vengono davvero fuori tutte quelle mille “LevantI” di Le Mie Mille Me da cui vorrebbe essere portata via e allo stesso tempo esserle tutte insieme. Per fortuna nessuno la porta via da niente e ritroviamo anche quella Levante ironica che duetta con Max Gazzè in Pezzo Di Me, brano che porta una sana ventata di leggerezza a tutto il mood del disco.

Se un tempo dal dolore e dai ricordi Claudia decideva di accarezzare i suoi demoni, di analizzarli e metabolizzarli, stavolta a prevalere è il bisogno di combatterli e basta. Di cacciarli via e liberarsi di tutto il male tenuto a tacere per troppo tempo. Così dopo tanta rabbia e sentimenti sofferti, tutto il disco arriva a liberarsi e a sentirsi in pace con Diamante.

Sembrava semplice l’idea di entrare a curiosare in queste “stanze” con l’idea che “tanto il caos non è tuo, mica ci puoi finire così dentro”. E invece ci finisci dentro eccome: ogni parola sembra essere quella che ti eri dimenticato di voler dire o che non sapevi ancora di provare. Ogni ritornello ti si stampa in testa e sai già che sei destinato a ricantarlo mille volte.

I dischi di Levante sono come i figli per una madre: sono piezz ‘e core. In questo caso, il cuore è quello di una donna che da anni ormai seduce sia chi dalla musica ricerca quell’immediatezza di cui si parlava prima, sia chi, invece, preferisce farsi rapire dalla bellezza dei dettagli.

E nel Caos Di Stanze Stupefacenti la bellezza c’è, c’è eccome.