FFS Live @ Genova

Le tradizioni sono importanti.

Non fatevi strane idee, sto semplicemente parlando di quelle cose belle al mondo che sono belle in un modo  talmente sano e spontaneo che meritano davvero di essere ripetute ogni tot di tempo. Tra le mie personalissime, sto cercando di aggiungerne una davvero fica: il Goa Boa Festival di Genova. Per il secondo anno consecutivo infatti mi sono trovata a partecipare ad una delle manifestazioni musicali più importanti del nord ovest italiano. Dopo il concerto dello scorso luglio di Paolo Nutini, quest’anno è stata la volta di Franz Ferdinand + Sparks. In realtà c’erano almeno una decina di premesse sfavorevoli alla buona riuscita della serata. Nella top5 troviamo:

.1 I Franz Ferdinand non sono esattamente tra le mie band preferite e in più mi avevano raccontato di loro ultimi concerti in Italia non proprio entusiasmanti.

.2 Mi porto un brutto trauma dietro dallo scorso gennaio quando i Black Keys hanno annullato le loro date italiane di quest’anno. Io avevo il biglietto per l’8 luglio, il giorno del mio compleanno. I Black Keys sono riusciti in un attimo a rovinarmelo già sei mesi prima che arrivasse. Ho detto tutto.

.3 Un caldo esagggggerato.

.4 L’allineamento storto dei pianeti secondo il mio oroscopo di quella giornata.

.5 Il caldo esagggggerato vale x2.

Detto questo, il concerto era pur sempre il 7 luglio, ovvero la vigilia del mio compleanno. Decisamente un buon motivo per andarci e riscattare a mezzanotte e un minuto la figaggine del giorno più bello dell’anno con, che so, Take Me Out “in sottofondo”. Così ho deciso per il sì.

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Sono le ore 19.00 e mentre all’Arena del Mare avviene l’apertura dei cancelli io e i miei altri tre compagni di avventura siamo ancora molto lontani dalla meta pensando che se il concerto degli FFS, come annunciato, sarebbe iniziato alle 22.15 non ci sarebbe stato fin da subito gran casino. E in effetti quasi tre quarti d’ora dopo quando ci apprestiamo ad entrare, la situazione è piacevolmente movimentata ma non soffocante. La situazione ideale dato il caldo della giornata. Abbiamo però giusto il tempo di darci un’occhiata intorno prima che inizi la performance di George Ezra che, contrariamente alla mia convinzione, inizia la sua esibizione alle 20.30 invece delle 21.00. Penso di essere lì conoscendo solo una delle canzoni di questo ragazzo, ma man mano che il giovane e la sua band suonano, riconosco almeno 4 pezzi. Lui è tanto tenero, giovanissimo ed esegue alla perfezione tutti i brani della scaletta. È evidente che non ha ancora una certa esperienza sul palco ma quando è il turno di Budapest tutto il pubblico genovese canta insieme in lui e l’atmosfera è comunque sciolta e interessante.

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Sono le 21.30 quando George Ezra lascia il palco. Mi guardo intorno e vedo tanta gente che ha proprio l’aria di chi si sta divertendo. Ezra ha fatto il suo dovere riuscendo a tenere una bella affluenza di persone ma ora che sul palco ci sono solo gli addetti allo sgombero degli strumenti e degli elementi di scena, le prime file si svuotano andando ad affollare gli stand di cibarie e bevande. Ora sì che ho davvero tutto il tempo di guardarmi intorno e tra un sorso di birra e un morso alla focaccia, non posso non notare quanto sia sempre bella questa location. C’è poco da fare, l’Arena del Mare con il mare, appunto, sullo sfondo e il suo viavai di navi e traghetti regalano un’atmosfera assolutamente suggestiva. Mentre mi perdo in questi pensieri, il mio ragazzo richiama la mia attenzione,  con un bacio, direte voi.. e invece no, un’altra focaccia da dividerci che ovviamente non rifiuto. Mi accorgo così che l’arena si è trasformata momentaneamente in uno di quei festoni all’aperto dove la gente beve, ride e ondeggia a ritmo di musica. Tutto proprio come dovrebbe essere. E mentre sul palco arrivano decine di sintetizzatori, amplificatori, batterie e chi più ne ha più ne metta, tutto fa pensare a una serata mooolto dance.

Non ci mettiamo poi neanche tanto a scoprirlo dato che alle 22.15 spaccate salgono sul palco prima gli Sparks seguiti poi dai Franz Ferdinand, ovviamente ultimo della fila è mister Kaparanos a fare da ciliegina sulla torta, col suo look total black, e a infervorare il pubblico che ormai ha riempito tutta l’arena.

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Johnny Delusional apre le danze. Il pubblico deve prendere confidenza con questa nuova band, anche perché la maggior parte delle persone presenti è venuta principalmente per sentire i Franz Ferdinad e in modo, neanche tanto velato, si aspetta per lo più i loro pezzi più famosi. Ma il concept del concerto è un altro ed è, giustamente, incentrato su questo nuovo progetto insieme agli Sparks. Fin dalle prime note del primo pezzo il pubblico sembra rispondere proprio bene e questo incontro tra “vecchia” e “nuova” generazione di un certo tipo di rock promette fin da subito una gran bella serata. Neanche il tempo di dirlo che uno scatenatissimo Russell (degli Sparks) sulle note di The Man Without A Tan chiama Genova e fa saltare tutti. Giusto il tempo poi per Kapranos di riabbracciare la sua chitarra e si riparte con un brano degli Sparks, Achoo: i sei componenti sul palco sembrano far parte da sempre di una stessa unica band. Le chitarre si scatenano forte, soprattutto nella parte finale. E cosi Achoo, che suona come uno starnuto, fa venire a tutti voglia di avere una specie di flashmob del raffreddore e saltare tutti insieme. La serata è già in pieno fermento. Solo l’inizio soft di Police Encounters mi dà il tempo di risistemarmi l’elastico tra i capelli e poi si torna a saltare di nuovo tra queste sonorità dal sapore molto anni ’80. Poi finalmente arriva anche Do You Want To, con un ritmo un po’ più lento rispetto alla versione originale, rincuorando tutti gli animi speranzosi di chi, come dicevo prima, è al concerto proprio per i pezzoni  di Kapranos & Co. E in effetti la chitarra di Kapranos è quella che è. E anche per chi non è esattamente una loro groupie come me, è impossibile non farsi trascinare. Kapranos se ne accorge, si diverte e vuole farci divertire ancora di più incitandoci a fare ancora PIÙ CASINOOHH!

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Ma la cosa davvero bella di questo concerto è che anche chi non conosce le canzoni del nuovo disco riesce a farle proprie nel giro di pochi secondi. Collaborations Don’t Work arriva proprio a puntino a sottolineare questo, ironizzando sul fatto che questa collaborazione invece funziona e pure tanto. Arriva poi un altro pezzo conosciutissimo dei Franz Ferdinand, Walk Away, anche questa un po’ più lenta dell’originale. Devo dire che è stata proprio una scelta molto coraggiosa quella di improntare il concerto principalmente sulle canzoni del progetto nuovo piuttosto che sui rispettivi pezzi di successo. Vanno avanti suonando The Power Couple e Things I Won’t Get. Non si può di certo dire che la gente canta parola per parola ma le prestazioni riescono ad essere entrambe molto coinvolgenti. Onestamente, la sensazione che i fratelli Mael fossero lì quasi come ad accompagnare i Franz Ferdinand in concerto e nulla più, all’inizio è stata inevitabile. Ma dopo aver suonato alcuni dei loro pezzi come When Do I Get to Sing “My Way” e The Number One Song In Heaven anche i presenti che erano all’oscuro della loro esistenza fino a un secondo prima del concerto, dopo saranno sicuramente tutti corsi a farsi una cultura su youtube. Si continua ancora con un altro pezzo del nuovo disco, Call Girl, e si nota più che mai l’affiatamento tra Russell e Kapranos che sembrano quasi compiere delle coreografie mentre suonano. Sono le 23.15 quando arriva il momento dell’ultimo quarto d’ora dello spettacolo. E le spettacolari chitarre di Dictator’s Son aprono le danze dell’ultimo trio di pezzi. Decisamente il picco della serata. E ovviamente in questo trio non poteva non arrivare lei, la canzone che (neanche tanto) segretamente tutti stavamo aspettando: Miss Take Me Out dei Franz Ferdinand. In quel momento si sente un boato fortissimo all’arena del mare che in trenta secondi si trasforma nella discoteca più fica del mondo e di tutta la via lattea. Yeah. Il gran finale arriva con Piss Off che ci teletrasporta in un attimo da Genova a Los Angeles. Tutti, ma proprio tutti, si stanno divertendo un CASINOOOHH! (cit.) e quando gli FFS ringraziano il pubblico e poi salutano per andare via, parte subito il coro a gran voce che chiede il bis. Questo bis però non arriverà mai. Ma nessuno riesce a farsene una ragione, neanche quando vediamo salire i tecnici sul palco per smontare gli strumenti.  Rimaniamo tutti lì sotto il palco a ripetere quanto sia stato fantastico questo concerto, quanto è bella l’arena del mare e quanto ci starebbe bene un’altra focaccia. Purtroppo sul palco non salirà più nessuno e devo dire che la cosa ha fatto davvero un po’ specie: non pensavo esistessero concerti senza il bis. Ma sapete una cosa? Anche se breve, questo concerto è stato davvero forte e davvero molto divertente che alla fine chissene se non c’è stato il bis. Personalmente il progetto degli FFS ha trovato la mia piena approvazione e per quanto riguarda il discorso delle tradizioni, beh, già non vedo l’ora di scoprire i nomi della prossima edizione del Goa Boa festival.

1 thought on “FFS Live @ Genova

  1. Io c’ero, non concordo assolutamente con l’articolo!
    Ezra ha suonato bene, è stato caldo ed è stato coinvolgente anche se il pubblico era poco e distratto a quell’ora.
    FFS…un disastro completo. Molto molto lontati da essere R&R.
    Io avevo già vosto i Franz Ferdinand qualche anno fa e mi erano piaciuti! Gli unici pezzi che hanno fatto sentire un pò la vibrazione che gli amanti della musica cercano la si è sentita solo nei pezzi vecchi, i classici Franz Ferdinand insomma.
    Gli sparks, non pervenuti….per quanto mi riguarda pochissimi pezzi decenti in questa loro collaborazione chiamata FFS.
    Poi le tempistiche, l’articolo è stato sin troppo buono.
    Niente Bis, tutti se lo aspettavano perchè il concerto è durato un’ora e dieci minuti!!…incredibile. Molto, troppo lontani dalle aspettative.
    La mia sensazione è stata che i FFS hanno incastrato una data nel loro tour, nulla di più. Degli impiegati della musica.
    L’unica cosa carina è stata effettivamente che hanno cercato di parlare in italiano.
    Il rock and roll è un’altra cosa….ma anche solo la buona musica ed i buoni musicisti.
    Peccato!!

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