Colombre – Pulviscolo

Voto: 7,5 /10

Mi piace la primavera e mi piace ancora di più che faccia da sfondo ai momenti di questo blog dedicati alla musica italiana. Momenti che, a poco a poco, sono aumentati esponenzialmente e sono diventati testimoni di una realtà che si è affermata appieno in questi ultimi anni: il cantautorato indipendente. Questa stagione lo accompagna bene perché rappresenta il tempo delle fioriture. Ebbene, nel nostro giardino della musica, oggi parliamo di Colombre che è fresco d’esordio ma, allo stesso tempo, uno che nel settore ha già mosso i suoi passi.

Infatti, Giovanni Imparato, prima di diventare il mostro marino del racconto di Dino Buzzati, ha precedentemente fatto parte dei Chewingum e poi affiancato Maria Antonietta, contribuendo anche alla realizzazione di quel suo disco che, tra l’altro, qui è piaciuto assai, Sassi.

Oggi Imparato si propone come solista, da Colombre, che non è affatto una cosa da sottovalutare: se è vero che il mostro marino rappresenta tutte le paure di cui un uomo può diventare inesorabilmente vittima – se non riesce ad affrontarle – il Nostro ha forse sentito il bisogno di esorcizzare le proprie in qualche modo e di tirarle fuori in un disco che, nella sua semplice immediatezza, si pone diversi obiettivi.

Primo su tutti, quello di raccontare storie di cui ognuno di noi potrebbe essere protagonista, senza perdersi tra le migliaia di voci che oggi scavano a fondo della propria anima alla ricerca, a volte addirittura in modo forzato, di qualcosa da dare (e da dire). Colombre scava? Forse lui è solo uno che tocca la terra e la descrive così com’è, anche con estrema crudezza a volte, scompigliando tutte le idee di chi, ascoltandolo sulle melodie più leggere, potrebbe pensare che gli appena venticinque minuti di disco, scivolino allo stesso modo senza lasciare segni.

E invece Pulviscolo di segni ne lascia eccome.

L’omonimo pezzo apre le danze proprio con uno dei momenti più delicati del disco, rievocando atmosfere sonore d’altri tempi (’60-’70 di casa nostra) finendo poi per scontrarsi con parole che non lasciano nessuna via d’uscita.

“Ho buttato via un sacco di tempo/perché credevo fossimo simili/se ci penso bene è uno spreco immenso/se poi doveva andare così”

Che poi, vogliamo chiamarle leggere, ok, ma queste melodie suggestive si nutrono di una psichedelia lieve e nebbiosa come in Blatte, pezzo che nasce dalla collaborazione con Iosonouncane che, in quanto a viaggioni onirici, attualmente è uno dei numeri uno in Italia. Il brano parla di ipocrisia e della fiducia tradita da parte di un amico, senza mezzi termini. In questo senso, tutto il disco suona con l’urgenza di essere diretto ed estremamente sincero: ci si lascia quasi cullare dalla sorta di autoanalisi e ammissione di colpe che è Bugiardo, si sorride con la riflessione agrodolce cantata in Fuoritempo, che con consapevolezza parla della tanto diffusa (e tanto cara a molti di noi) arte della procrastinazione, frizzante e divertente si protrae in sperimentazioni sonore che portano letteralmente fuori tempo.

Quest’album suona meno di mezz’ora ed è comunque sorprendentemente capace di cambiare mood più volte. La romanticissima Dimmi Tu si butta su sonorità funkeggianti, irresistibili da cantare e accompagnare con movimenti delle anche. Dà poi il cambio a Sveglia che fondamentalmente scioglie tutta la tensione nascosta dietro i pezzi trascendentali di Pulviscolo, incaricati di scomporre la coscienza in milioni di particelle piccolissime; Imparato mette sul tavolo tutte le carte, le analizza, le rielabora e poi finisce con un solo pezzo – questo, appunto – per buttarle all’aria e fregarsene di tutto.

La fine di questo viaggio è affidata a Deserto che dopo tanta profonda introspezione e tanti dialoghi con la propria coscienza, vede Colombre pronto a concedersi un’altra possibilità e a guardare avanti, verso un futuro che, a detta di chi scrive, può essere solo tanto luminoso.

 

Ps:  “E se hai sbagliato mille volte/sentendoti fallito/sai che un nuovo oceano/sta nascendo in Africa/da un deserto/prova a volerti bene/senza aculei/te lo meriti/tieniti stretta la tua diversità/e non avere paura”

Questo, dovrebbe proprio essere un promemoria per tutti noi.