Cherchez: La Femme

Qualche volta succedono cose strane, qualche volta capita che mi presenti qui a parlare, bene, dei francesi. Ora chi mi conosce sa che questa è una cosa più unica che rara. Vivo a pochi km dalla Francia e pur non amando gli odiati cugini ho solo bei ricordi di quella terra, uno dei quali mi vede piccolissimo in vacanza coi miei genitori a Biarritz in Aquitania. Ero bambino non capivo nulla di surf e spiagge ma ricordo l’oceano, le onde e quella sensazione di mare vivo e pericoloso. Ora mi chiederete: “Monkey, carissimo, perché ci stai facendo ‘sto elmo introduttivo sulle tue storie da imberbe che già non ne possiamo più?”. Perché non sapevo come cominciare e perché oggi si parla dei La Femme, che sono francesi, giovanissimi e vengono proprio da là.

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Sacha Got e Marlon Magnée sono originari di Biarritz, sono amici fin dalla prima infanzia e fanno tipo elementari e medie insieme. Poi succede che verso i 15 anni Marlon si trasferisce a Parigi e col tempo conosce tanti regaz con tanti nomi strani, come Nuñez, Noé, Sam eccetera. Durante gli anni del liceo formano un’allegra cumpa, vanno spesso a concerti punk ed Oi! e frequentano numerosi locali parigini pieni di coolness che levati, con nomi davvero accattivanti tipo La Miroiterie (aka La Vetreria) o la CNT (qualcosa come la Camera Nazionale Del Lavoro). È proprio in queste location dal divertimento assicurato che si svolgono i primi concerti del gruppo formato dagli allegri amicones. Infatti Marlon e Sam sono tra i fondatori dei Sos Mademoiselle, una band che tra punk e yé-yé è una specie di miscuglio delle varie influenze musicali degli ancora giovanissimi liceali. Il leader di quel gruppo – a cui successivamente si aggregherà anche Sacha, appena arrivato a Parigi – era un tale Olivier Peynot, un tipo più grande che è stato un po’ una figura di riferimento, facendo scoprire loro un sacco di musica che non avevano mai ascoltato prima. Olivier non doveva essere uno super attivo, aveva un approccio molto tranzollo alla questione band mentre gli altri tre volevano fare le cose sul serio, intravedendo nella loro musica possibilità che forse lui non vedeva.

Siamo nel 2009 e dalle ceneri dei Sos Mademoiselle nascono i La Femme. Marlon e Sacha prendono subito il comando delle operazioni anche se inizialmente non sanno bene che cosa fare. Hanno buona volontà e determinazione ma poche conoscenze e capacità ancora da scoprire. Praticamente suonano solo quando qualche anima pia li chiama per esibirsi; il loro modus operandi è quello di comporre e registrare usando Garage Band come i più amatoriali dei novellini. Quello che suonano è qualcosa che spazia dal synth-pop alla psichedelia, miscelando surf-rock, new wave, cold wave, yé-yé e punk come se fosse la cosa più normale del mondo. Tutto cambia nell’estate del 2010 quando prendono un aereo per tornare a Biarritz e suonare al Roxy Jam, un festival surf molto famoso in quelle zone. Una loro amica, tale Pandora Decoster già campionessa di surf, si presta per fare da cantante ed è allora che il gruppo capisce di avere un futuro nel magico mondo della musica. A tre mesi da quell’esibizione cominciano ad avere un bel po’ di date sull’agenda. Ora nella band ci sono Marlon (tastiere, voce), Sacha (chitarra), Sam Lefèvre (basso), Noé Delmas (batteria) e Clémence Quélennec (voce principale), una ragazza della loro età che hanno conosciuto su internet via MySpace. Ah, i vecchi tempi.

Il 2010 è anche l’anno in cui cominciano ad essere pubblicati gli EP che tanta fama hanno donato alla band ma che in patria non sempre sono stati visti positivamente. Forse sono logiche più anglosassoni che da Sud Europa fatto sta che dal primo intitolato semplicemente La Femme, passando per Le Podium #1 del 2011 (per molti il vero e proprio mini-album d’esordio), per finire a La Femme EP del 2013, il collettivo è stato bravo e furbo a crearsi un notevole seguito che a sua volta ha generato un hype di proporzioni daftpunkiane (almeno in Francia) attorno al gruppo ormai parigino. Si sa che quando piove, piove sul bagnato, e durante uno dei Roxy Jam a cui La Femme partecipa dal 2010 in poi incontrano dei surfisti capelloni tudifadi americani che guarda caso conoscono la Burger Records e che li mette in contatto con la label di Fullerton. In men che non si dica sono pronti per un tour negli USA di ben 24 date in cui si aggiunge definitivamente Lucas Nuñez Ritter alle percussioni e al ritorno del quale non hanno che l’imbarazzo della scelta tra le decine di case discografiche che si contendono il loro esordio sulla lunga distanza. Dopo essersi presi tutto il tempo necessario decidono di firmare per la Barclay Records, una sussidiaria della Universal, perché questa assicura loro l’indipendenza di cui hanno bisogno, anche all’interno di una struttura che come vedremo è tutt’altro che stabile e facilmente approcciabile. In questo senso la Disques Pointus – che curò l’uscita dei primi EP – aveva abbandonato il gruppo a se stesso. La lavorazione dell’album comincia addirittura ad aprile 2011, nel 2012 dovrebbe esserci l’uscita ma viene rimandata alla primavera del 2013. Finalmente, nell’aprile di quell’anno, Psycho Tropical Berlin è pronto a vedere la luce.

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Registrato inizialmente negli studi della Roxy a Saint- Jean-de-Luz poi al Microbe di Parigi ed infine ai celebri ICP Studios a Bruxelles, questo LP propone oltre a canzoni già pubblicate – From Tchernobyl With Love e Paris 2012 presenti qui come bonus track – anche tracce scritte due anni, due anni e mezzo prima ma ora revisionate soprattutto in chiave psych. Perché a sentire loro Psycho Tropical Berlin non è solo un titolo evocativo da dare ad un disco di debutto, ma è il manifesto del loro genere, un po’ come quando si associa il termine beach goth ai The Growlers (di cui abbiamo già scritto e che sono molto amici della band francese). E quindi, come suonano questi La Femme? Difficile dare un’idea precisa, perché fin dall’iniziale Antitaxi vi sono caratteristiche eterogenee che vanno dal wave-surf della texture, alle schitarrate da film tarantiniani, dall’uso del theremin ai testi al limite del surreale “Prends le bus! Prends le bus! Antitaxi!” che vedrei benissimo come inno di Uber. Su tutto dominano abbastanza i synth mentre le voci si alternano di brano in brano a seconda dell’occorrenza. Oltre alla Quélennec cantano anche Clara Luciani, Jane Peynote (forse sorella di Olivier) e Marilou Chollet per un ensemble vocale a forte tinta femminile a cui ogni tanto si contrappone Marlon in veste di nuovo Serge Gainsbourg, la cui influenza non sto nemmeno a dirvelo è onnipresente.

Dopo un inizio sincopato e solare, è il terzetto composto da La Femme, Interlude e Hypsoline ad evidenziare il carattere più noir della musica del collettivo parigino. I tre brani fluiscono uno dopo l’altro volutamente con continuità ed è in particolare l’ultima a puntare verso qualcosa a metà tra western e musica da colonne sonore di film italiani anni ’60, con Marlon e Clémence che in mezzo a chitarre jangle rievocano i fasti di Gainsbourg-Birkin, o almeno ci provano. Qui in effetti mi vengono alla mente i Limiñanas senza tutta l’elettronica di cui si ammanta ad esempio un brano come Sur La Planche 2013, già singolo di lancio e piccolo capolavoro synth-pop, uno di quei pezzi che in estate non vedi l’ora che diventi il tuo tormentone preferito. Ipnotica lo è certamente It’s Time To Wake Up (2023), 6 minuti di pop elettronico che fa più che un accenno agli Stereolab, a dimostrazione che non si vive solo di Velvet Underground o Kraftwerk da queste parti. Man mano che ci si addentra nel disco, dalla splendida Nous Etions Deux ed il suo assolo di organetto alla sulfurea Le Blues De Françoise fino a quel mezzo capolavoro che è La Femme Ressort – probabilmente la mia preferita, se pensate che si muove tra Brian Jonestown Massacre ed Angelo Badalamenti – ci si rende conto di essere di fronte ad un lavoro che sprizza allegria e divertimento da ogni dove. I La Femme si prendono il lusso di mixare tranquillamente France Gall e Francçoise Hardy con l’elettronica europea anni ’80 il surf dei 60’s e la psichedelia del decennio di mezzo risultando godibili ed allo stesso tempo impossibili da non ballare, dove l’unica volta in cui fanno un mezzo passo falso è quando vogliono scimmiottare i Delta 5 nella conclusiva Welcome America, che però poi a ben vedere sembra anche molto The Shoes, eh.

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La Femme sono un gruppo che ama autodefinirsi in tanti modi assurdi e diversi – strange-wave, new motown, witch-wave, rock elettro bizarre – stronzeggiando come solo i francesi sanno fare. Amano confondere volutamente le cose riguardo la loro formazione. Quanti sono? Sono 6, 7, 9? Alcuni addirittura dicono siano 12 e spesso fanno foto in cui non sono tutti presenti oppure con persone che non c’entrano nulla col gruppo, così tanto per alimentare il mistero attorno a loro. Di sicuro il carattere corale è quello prevalente, a partire dalla scrittura dei brani a cui a Sacha e Marlon si aggiungono spesso anche Sam e Nuñez. Quello che di loro colpisce un po’ tutti è che nonostante siano molto giovani – chi ha 21, chi 22 anni – sono riusciti a valicare i confini nazionali cantando in francese, lezione questa che qui da noi dovrebbero imparare in molti. Quello che di loro ha davvero colpito molto me è che al di là di un buonissimo esordio, questa band è più interessante per quello che lascia intravedere per il futuro piuttosto che per quello che dice ora con quell’accento francese sì insopportabile ma altrettanto irresistibile. Cercatela, quella donna.