Gorillaz – Humanz

Quando verso la fine del 2015 Albarn comincia a radunare il solito stuolo di amiz/collaboratori, per motivarli rivolge loro – l’aneddoto ci è raccontato da Pusha T ma vale per tutti – il più classico dei what if?: cosa succederebbe se accadesse, che ne so tipo a novembre 2016, qualcosa di così sconvolgente da cambiare il mondo come lo conosciamo? Come sarebbe se vincesse LUI? Di certo non sarà stato l’unico a porsi la domanda – sarà stato uno dei pochi a farsela un anno e mezzo fa – ma ora che è stato pubblicato dopo così tanto tempo il rischio è che Humanz possa finire nel calderone delle espressioni artistiche post-Trump insieme alle innumerevoli altre.

The Black Angels – Death Song

Scritto e registrato – tra Seattle e la natia Austin – durante le recenti elezioni americane, Death Song è essenzialmente una radiografia della pessima esperienza che l’incredibile corsa elettorale ha rappresentato per tutti, al di là di come sia poi finita. Un’oscura e cinica riflessione sull’era Trump che fin dal primo singolo Currency si manifesta diretta e senza sconti.

Kendrick Lamar – DAMN.

Il 23 marzo scorso, l’MC di Compton pubblica il brano The Heart Part 4 in cui ad un certo punto dichiara “Y’all got ‘til April the 7th to get y’all shit together”. Poi quel giorno arriva ma porta con sé soltanto l’annuncio che il quarto album in studio, DAMN., sarebbe uscito una settimana dopo, di Venerdì Santo. Non una coincidenza. Da lì in avanti, l’internet è già bruciato una decina di volte, il singolo HUMBLE. è arrivato al n°2 di Billboard, Drake ha visto la sua ‘season’ finire ancora prima di iniziare e, se ce ne fosse ancora bisogno, abbiamo capito con certezza chi sia il più grande rapper sul pianeta Terra.

The Jesus and Mary Chain – Damage and Joy

Ai due nativi di Glasgow si affiancano Brian Young alla batteria e Phil King al basso, più un terzetto di voci femminili ospiti che scopriremo più avanti. La scelta determinante, però, è stata quella di avere Martin Glover (aka Youth) come produttore e bassista occasionale. Il sound di Damage and Joy – registrato per lo più in Spagna – risulta così abbastanza ricercato e robusto da non far notare la ruggine che i fratelli coltelli si portano inevitabilmente addosso, e questa è già una mezza vittoria.

Levante – Nel Caos Di Stanze Stupefacenti

Se è vero che ognuno dei nuovi dodici brani rappresenta una stanza, nel complesso questo disco può essere definito a tutti gli effetti come una casa. Dietro la porta d’ingresso Levante sa che c’è un’ondata di cose difficili da trattenere dietro delle pareti- che si tratti di una casa o di un cuore- sa che una volta dentro, uscirne intatti sarà difficile.

Colombre – Pulviscolo

Colombre scava? Forse lui è solo uno che tocca la terra e la descrive così com’è, anche con estrema crudezza a volte, scompigliando tutte le idee di chi, ascoltandolo sulle melodie più leggere, potrebbe pensare che gli appena venticinque minuti di disco, scivolino allo stesso modo senza lasciare segni. E invece Pulviscolo di segni ne lascia eccome.

Depeche Mode – Spirit

Spirit è un disco che ancora una volta vede i DM alle prese con i loro umori cupi e tesi, chiusi in synth rock sporchi ed esageratamente drammatici. Tutto mira a impostare un’atmosfera ben precisa, come a dire: preparatevi, la fine del mondo è vicina.

Temples – Volcano

Volcano viene pubblicato dai Temples per la Heavenly Recordings dopo essere stato registrato nello studio di proprietà, il Pyramid, e pur non stravolgendo nulla rappresenta una lieve ma decisiva evoluzione nel sound di un gruppo che può comodamente sedersi al tavolo dei grandi d’Inghilterra.

The Courtneys – The Courtneys II

Ascoltando prima Courtneys e poi Courtneys II , si capisce perfettamente il senso della scelta di questi due nomi: le Nostre non mostrano chissà quali carte differenti tra l’uno e l’altro lavoro ma entrambi sono una graduale presentazione di quali siano le loro capacità

The Brian Jonestown Massacre – Don’t Get Lost

Era nell’aria, l’avevo già anticipato nel pezzo sul ‘gemello’ Third World Pyramid, ma nessuno avrebbe saputo dire con certezza verso quale direzione si sarebbe mosso il sedicesimo lavoro della band di Anton Newcombe, Don’t Get Lost. Il guru della psichedelia e Ricky Maymi confermano Dan Allaire (batteria), Collin Hegna (basso) e Ryan Van Kriedt (chitarra) nella line-up ufficiale. Sono invece collaboratori molto graditi Emil Nikolaisen (della band norvegese Serena-Maneesh), Pete Fraser (già al lavoro coi Pogues) al sax e come voci ospiti la solita Tess Parks, Tim Burgess (The Charlatans) e Shaun Rivers.