Back To The Future, Part III – Jacco Gardner

Il 25 giugno del 1988 l’Olanda batte la Russia in finale e grazie anche a questo gol di Marco Van Basten diventa campione d’Europa. Con quella rete assurda, il cigno di Utrecht entrerà definitivamente nella storia del calcio, ed un intera nazione farà festa a modo suo.

Pochi mesi prima, esattamente il 9 aprile, ad Hoorn – ridente cittadina della provincia settentrionale dei Paesi Bassi – vede la luce Jacco Gardner, un tipo che in futuro riuscirà nell’incredibile impresa di rendere cool la figura di un nerd olandese che fa musica psichedelica in inglese. Cioè se stesso.

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Ridente

Il piccolo Jacco (pronuncia Yah-Ko) è il più giovane di quattro fratelli, tre maschi ed una femminuccia. I genitori devono essere dei tipi abbastanza open minded, perché quando a turno i figli chiedono di avvicinarsi alla musica, loro non solo non li contrastano minimamente, ma ancor più dimostrano di essere mosche bianche nel mezzo della borghesia rurale olandese spronandoli ad assecondare la loro vena artistica suonando qualsiasi strumento essi vogliano perché “ se è quello che ti piace fare, fallo”. Così all’età di circa otto anni, il giovanissimo Jacco inizia a dedicare le sue attenzioni al solfeggio, prima di passare allo studio del clarinetto per i seguenti quattro anni; successivamente approfondisce le sue conoscenze di tutta una serie di strumenti non convenzionali, finendo addirittura a suonare per qualche tempo in una piccola orchestra locale.

Più tardi, entra anche in confidenza con la maniera moderna di fare musica, ossia la programmazione computerizzata e tutto quello che ne consegue; roba facile, immediata, ma è un approccio che ben presto lo stanca, troppo impersonale, troppo freddo, troppo poco spazio alla sua fantasia. Così conosce dei tizi ed inizia a cantare in una band; ma questi cercavano un bassista, così impara a suonare il basso. Poi, visto che vuol essere un campioncino di composizione e col basso che cazzo vuoi comporre, prende lezioni di chitarra ed impara a suonare anche quella. Ancora, quelli della band ad un certo punto hanno bisogno di un tastierista, e sì avrete già indovinato, inutile dirvi come finisce anche questa storia. Da allora in poi, ogni strumento che avesse dei tasti o delle corde non era mai troppo difficile da apprendere per lui.

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Crescendo, l’ormai adolescente Jacco (pronuncia Moz-art) viene ispirato dalla musica che ascolta quando non suona. Così gli spiriti del migliore dei Pink Floyd di Syd Barrett, Curt Boettcher, Brian Wilson si impossessano di lui ed influenzano il suo processo di composizione. Gruppi come Zombies, Left Banke, Nirvana (non quelli, ma questi) e Sagittarius conferiscono alla sua musica quel tocco barocco, elegante e sofisticato che mancava, il tutto ovviamente adornato da una sana psichedelia molto 60’s che male non fa mai.

Arriva il momento delle prime pubblicazioni, e nel 2012 esce il singolo Clear The Air/A House On The Moon, per l’etichetta spagnola Action Weekend. Dopo aver collaborato con la band neo-psych Bombay Show Pig, Gardner rilascia un secondo singolo Where Will You Go/Summer’s Game, questa volta per la casa discografica americana Trouble In Mind. Nello stesso anno cominciano le registrazioni dell’album di debutto nei suoi studi Shadow Shoppe di Zwaag, in una zona industriale nel nord dell’Olanda perché oh, quando ti rimane dentro quel sano odore di acciaio e zolfo, ti rimane. Suonato quasi interamente da lui – fatta eccezione per le percussioni, dove ad aiutarlo c’è Jos van Tol – Cabinet Of Curiosities viene pubblicato all’inizio di quest’anno.

Jacco Gardner - Cabinet Of Curiosities

Pre-masterizzato col supporto di Jan Audier, è decisamente un album che mischia psichedelia e pop con grande armonia ed educazione. L’eclettismo musicale di Gardner è evidente grazie all’uso di numerosi strumenti come organi, flauti, clavicembali e mellotron, imparati nel corso di anni ma padroneggiati solo ora con grande maestria e preparazione. Ogni canzone è come una sorta di mini composizione, una piccola suite che vive e muore in un modo a sé stante per tutta la sua durata. L’inizio è affidato al singolo Clear The Air che unisce clavicembalo e synth in un solo luccicante atto, completato da una batteria vasta e carica di eco. E’ il suo modo di presentarsi al mondo, ed è sconcertante per bellezza ed efficacia. The One Eye King e Chameleon evocano malinconia da struggenti tramonti, a cui si unisce il senso di irrequietezza di Watching The Moon, forse la canzone più vicina al mood che pervadeva i lavori di Syd Barrett.

Altrove Where Will You Go è l’esempio migliore del sound eterogeneo di Gardner, dove un inizio di semplice chitarra molto britpop svanisce barcollando in un groove baroque-pop, con sinuose melodie che si sovrappongono a precise percussioni. Se si chiudono gli occhi si possono chiaramente vedere Syd ed i Beatles negli studi di registrazione di Revolver. Jacco non ha solo il giusto sound e la giusta strumentazione per ottenerlo, ma ha anche la giusta voce per presentarsi come un retromaniaco innovatore, uno specifico modo di cantare che potrebbe essere definito ‘fine’ come in The Riddle ma ancor meglio ‘snob’, come in Help Me Out. Discorso a parte è quello sulla capacità melodica di Gardner; qua e là sono disseminati cambi di tono fatti apposta per sorprendere l’ascoltatore, e se Summer’s Game parte un po’ in sordina – un melodioso clavicembalo fa coppia con un etereo arpeggio di chitarra – giusto quando pare dilungarsi troppo in questo mood, entrano scalcianti basso e batteria, portando a conclusione la canzone. Puppets Dangling fa ancora meglio, muovendosi furtivamente all’inizio, esplodendo circa a metà in un arioso coro, per poi tornare ad un agitato scioglimento finale. Melodia ed orecchio dunque, che sempre aiutano Gardner ad esprimere la sua spiccata sensibilità artistica, provare la conclusiva The Ballad Of Little Jane per credere.

Quando a Jacco Gardner viene chiesto quali siano i suoi hobby al di fuori della musica, il 25enne olandese non elenca una serie di vere attività extracurriculari perché, seriamente, lui non ne ha. Negli ultimi due anni, il suo unico impiego a tempo pieno è stato lavorare al suo album Cabinet Of Curiosities e – in quello che per le persone normali sarebbe definibile ‘tempo libero’ – frequentare i suoi amici musicisti, andare ai loro concerti, lavorare come produttore ai loro dischi piuttosto che suonare nella sua altra band, The Skywalkers – un duo freakbeat con Jacco all’organo e Huge van de Poel alla batteria.

Come Allah-Las e Gap Dream prima di lui anche Jacco Gardner è un cultore di un certo tipo di musica retrò, ma dalla sua – forse più dei casi precedenti – ha sensibilità e capacità artistiche fuori dal comune, che ne fanno un piccolo fenomeno moderno, polistrumentista, produttore, olandese ed in definitiva, irresistibilmente snob.