Back To The Future, Part I – Allah-Las

Ci sono circostanze della vita che ti portano a guardare indietro per poter capire il futuro, come insegnano Marty McFly e Doc. Si può essere come i Green Day quei gruppi che all’inizio attingono da un certo passato per poi perdersi nella banalità del loro nulla moderno, oppure si può manipolare la materia prima per creare qualcosa di diverso e perché no, innovativo.

Ovviamente a noi garbano questi ultimi e comincia oggi un mini ciclo di approfondimenti su tre band ed un cantautore che, pur avendo un evidente (e dichiarato) debito nei confronti della musica degli anni ’60 e ’70, volgono il loro sguardo al futuro, muovendosi nel tempo ed al di fuori di esso per far evolvere la musica dei loro padri verso forme nuove ed originali.

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Allah-Las from Los Angeles

Gli Allah-Las sono Miles Michaud (voce principale, chitarra), Pedrum Siadatian (chitarra principale, voce), Spencer Dunham (basso, voce) e Matthew Correia (batteria, voce). Quando formarono la band a Los Angeles nel 2008, tre di loro lavoravano nella succursale locale della leggendaria catena di negozi Amoeba Music, passando le giornate ad ascoltare e catalogare dischi di musica garage e psichedelica anni ’60, prima di riordinarla sugli scaffali dello store. Sono dei veri amatori del genere, quasi dei fanatici, ma provate voi a vivere otto ore al giorno circondati dalla musica che adorate, avendo a disposizione archivi sconfinati di vinili su cui mettere le mani e venendo anche pagati per questo. Cioè!

E’ naturale che quando arriva il momento di entrare in studio e prendere in mano gli strumenti, il sound che ne esce combina sia le armonie pop della British Invasion, sia le atmosfere trippy delle band psichedeliche della West Coast, sia la spavalderia cruda e pura dei rocker garage americani. Il loro debutto avviene nel 2011 con Catamaran/Long Journey un singolo – rigorosamente in vinile – prodotto dal loro amico e cantante della ‘vecchia’ scuola di soul revival Nick Waterhouse, per la sua Pres Label. Il sodalizio continua anche ad inizio 2012 quando, per la loro nuova etichetta Innovative Leisure, rilasciano altri due singoli: Tell Me (What’s On Your Mind)/Sacred Sands e Don’t You Forget It, quest’ultimo in occasione del Record Store Day ed in collaborazione col boss Waterhouse.

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Arriva così il momento dell’omonimo album di debutto, che vede la luce nel settembre del 2012. Contiene tutte e cinque le canzoni precedentemente pubblicate, più altre sette nuove di zecca. La sensazione è quella di aver scovato da sotto la sabbia un gioiellino andato perduto, di una lucentezza un po’ sbiadita dal tempo e per questo ancora più affascinante. E’ un disco in cui convivono due anime musicali all’apparenza ben distinte: il garage rock – che anche nella sua accezione più chiassosa e caotica è musica per solitari, allergica alle mode ed alle nuove tecnologie – ed il pop scintillante, mid-tempo ed accattivante. Gli Allah-Las riescono ad unificare le due spinte motrici, e Tell Me (What’s On Your Mind) è la perfetta sintesi che riescono a creare, con rimandi al folk rock psichedelico di californiana memoria (The Byrds) ed un ritornello armoniosamente pop che più catchy non si può. L’idea di base è quella di lasciarsi portare in giro per lo spazio-tempo, tra West Coast e Inghilterra, tra Seventies e 2012, stando sdraiati in spiaggia col surf a portata di mano. Così, dalla strumentale Sacred Sands, alla bossanova di Ela Navega, passando per il groove seducente di Catamaran si ha l’impressione di avere a che fare con un classico album di debutto, dove gli Allah-Las espongono il meglio del proprio campionario, ora immergendoci nella nostalgia più malinconica dei tempi che furono, ora entusiasmandoci con un indiscutibile fascino senza età.

E sono bravissimi a dare sempre l’idea di una band che tira fuori un disco in poche ore, quando invece la realtà parla di un processo compositivo meticoloso ed elaborato, potendo contare anche su una strumentazione di tutto rispetto (come microfoni del 1953 da circa 3000$, per dire). Seven Point Five è un chiaro esempio di ciò, superficialmente semplice e quasi amatoriale, nasconde sottopelle una costruzione assai più complessa e ricercata. Ma dove la presunta ingenuità emerge con più forza è nei testi, che trattano gli archetipi più tipici della cultura giovanile: il sesso pulsante ed un po’oscuro di Sandy, la superficialità delle relazioni ed il conseguente mix di rimorso e fatalismo come in Vis-à-Vis, la libertà della già citata Don’t You Forget It, le lezioni da imparare ed il rapporto tra cause e conseguenze di Long Journey, per inciso la canzone forse più aggressiva dell’album.

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Non sappiamo cosa sia una spiaggia

Dopo l’esordio più o meno acclamato ovunque, hanno completato il tour californiano partito nel 2011 da San Diego a San Francisco e nel 2012 sono sbarcati sulla East Coast prima e in Europa poi, facendo il loro debutto a Londra. Nella primavera di quest’anno hanno suonato in Nord America in supporto ai Black Angels, hanno nuovamente attraversato l’Europa ed in estate sono approdati in Asia e Australia.

Il successo degli Allah-Las non sta solo nel mero rifarsi a modelli del passato di grande successo, riproponendoli in chiave moderna. No, quello lo fanno altri. E’ che questo successo non dà l’idea di essere artefatto, studiato a tavolino; la loro è musica sincera per solitari, per chi si sente alienato dalla cultura moderna. Sono fuori dal tempo e come altre garage band che li hanno preceduti la loro principale preoccupazione è la ricerca del sound perfetto per il loro revival intelligente, e tutto il resto del mondo può andare a farsi fottere.