Arcade Fire Live @ Roma

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Le cose non  vanno mai come ce le immaginiamo. A volte però si.

Era una vita che sognavo questo momento e il 23 giugno scorso finalmente il momento è arrivato: gli Arcade Fire suonano dal vivo nella capitale. E ci sono anche io. Quella che viene di seguito non è solo la semplice recensione di un concerto ma il racconto di una delle esperienze più belle della mia vita.

E’ il 13 gennaio quando decido di prendere i biglietti. Uno per me e uno per qualcuno che alla fine non sarà il “prescelto” finale che mi accompagnerà al concerto. C’è anche da dire però che il largo anticipo con cui ho preso i biglietti ha fatto sì che i nomi dei miei “accompagnatori” definitivi si siano saputi solo a poche settimane dal grande giorno. Ma sapete una cosa? Pur di esserci, ci sarei andata anche da sola.

Il tragitto Nocera-Roma prevede un percorso che permette di prendertela abbastanza comoda se quello che devi fare è andare a vedere un concerto. Prendi un treno all’ ora di pranzo da Napoli e sei all’Ippodromo Delle Capannelle per le 15.30. Tutto bene, tutto tranquillo.

Ora pensate alla tipica atmosfera da attesa pre-concerto e capirete da soli che la parte del “tutto tranquillo” finisce qui.

Fortuna vuole che la giornata non sia estremamente calda ma l’agitazione e la poca lucidità nell’escogitare piani per riuscire ad arrivare sotto al palco fanno sudare lo stesso. Senza contare poi le grandi sparate da toto scaletta tra una granita e una birra, e ancora una birra, protagoniste di tutto un pomeriggio e non solo, facendo passare in secondo piano anche l’arrivo sul palco del gruppo spalla, gli Antibalas, che danno il via a quella che sarà una serata davvero magica. Chiedo perdono, davvero, ma il mio personale countdown si ferma solo quando sul palco appare un gruppo di testoni che inizia a suonare Rebellion. Giusto il tempo di realizzare cosa sta accadendo ed ecco che spuntano i veri Arcade Fire a cacciare la fake-band dal palco. Ora il tutto è ben illuminato ma anche così si fa fatica a mettere bene a fuoco il numero di persone e di strumenti che riempiono tutta la scena: chitarre, bassi, batterie, violini, xilofoni, fisarmoniche, e chi più ne ha più ne metta, si alterneranno tutta la sera creando particolari giochi sonori per la gioia sia dell’orecchio che del cuore.

Si inizia con Normal Person e si parte col botto: un tripudio di colori sgargianti abbinato a quel ritornello trascinante annunciano chiaramente che tipo di serata si prospetta e su questa scia e senza pause arriva il turno di Reflektor, a questo punto l’ippodromo non può proprio fare a meno di scatenarsi e inizia a ballare. E’ però con la doppietta Power Out e Rebellion che la band canadese trasmette una vera e propria carica di energia e adrenalina che fa percepire chiaramente che prima di far divertire noi, si divertono anche loro a fare quello che fanno. Non c’è una singola parola delle canzoni che non sia pronunciata dal pubblico presente nella capitale che canta, balla e sorride. Che quasi sembra di essere tutti sul palco insieme a loro. Un unico grande palco che anche sulle note di Joan Of Arc e Month Of May non smette un attimo di far festa.

La cosa davvero sorprendente è stata vedere come quella moltitudine di persone e di strumenti sapessero trovare armonia e diventare a turno protagonisti della serata, non c’è stato un solo dettaglio lasciato al  caso. Nemmeno quando arriva il momento un po’ più tranquillo della serata, quando Butler esegue al piano un’intima The Suburbs. Una personalità cupa la sua (ma mai sottotono) che anche dal vivo trasmette quella serie di sensazioni contrastanti tipiche delle canzoni degli Arcade Fire. Non dimenticherò mai, poi, il momento in cui abbracciata alla mia amica, all’ascolto di Ready To Start ho perso una corda vocale dalla gioia e dall’eccitazione per una delle canzoni che ha caratterizzato tanti momenti della nostra vita. Che, tanto per dire, è difficile trovare una canzone degli AF che non l’abbia fatto, essendo loro uno di quei gruppi (forse l’unico per me) che sanno esserci in ogni momento, per ogni umore, per ogni stagione. E in un certo senso lo dice anche il mio socio qui. Neanche a ripeterlo quando poi è arrivato il turno di Laika. Sono tutte canzoni che ho consumato a furia di sentirle. Non ho potuto non commuovermi e penso di poter parlare anche a nome di tutti quelli che come me erano lì. Si pesca ancora dal passato e sulle note di No Cars Go ricordo solo il pubblico in delirio e l’esplosione di colori che ha illuminato tutto il concerto.

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Ma più di tutte le luci, più di tutti gli specchi riflettenti, ciò che ha illuminato tutti noi è stata la meravigliosa Regìne che non smetteva di sorridere e ogni volta che lo faceva sembrava si stesse rivolgendo a me personalmente. (Che poi questa è la sensazione che hanno avuto tutti quelli che erano sotto al palco è solo un dettaglio.) Toda joia, toda beleza.. letteralmente. In We Exist e Afterlife è lei la protagonista, con la sua mise sbrilluccicante mentre danza con l’uomo ombra e poi.. poi una toccante It’s Never Over duettata con Butler mentre lei percorrendo la passerella raggiunge un palchetto in mezzo al pubblico. Da qui la conferma che Reflektor è un disco da godersi tutto in concerto e non sull’iPod.

La prima parte del concerto si conclude con un’ ancora – e sempre più – stupenda Regìne sulle note di Sprawl II che con le sue movenze e i suoi sorrisi ci ha fatto sciogliere tutti. Un’infinita cascata di applausi.

Lasciano il palco per poi ritornare poco dopo con una super sorpresa: Butler nelle vesti di Papa Francesco col testone gigante dà il via alle note di una spettacolare Here Comes The Night Time che sfocia in un’esplosione di coriandoli colorati. Questo carnevale di musica e di gioia sembra non terminare più ed è quello che tutti noi speriamo. Ma siamo quasi alla fine e dopo l’esecuzione di Keep The Car Running c’è ancora un’ultima sorpresa per i fan più affezionati che fino all’ultimo ci hanno sperato: Wake Up, la ciliegina sulla torta.

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E’ stato tutto perfetto.

L’unica cosa che devo dire (e la devo dire perché altrimenti non sarei me stessa) è che ci sono rimasta un po’ male per l’assenza in scaletta di Haiti che è la MIA canzone e che desideravo tanto suonassero dal vivo. Più che altro ci sono rimasta male quando ho scoperto che il giorno dopo l’hanno fatta a Villafranca. Perché? Perché? Perché?

Però durante il concerto ogni tanto mi guardavo intorno, guardavo i miei amici e le altre persone che non smettevano un attimo di sorridere sia con la bocca che con gli occhi. E in quei momenti ho avuto la certezza che stessimo tutti provando la stessa identica cosa. Che non si può descrivere con le parole ma noi tutti sapevamo sicuramente che era la stessa. E allora ho capito che la scaletta non faceva alcuna differenza: più che le canzoni in sé è il talento della composizione umana di questa band a trasmettere luce, emozioni e vibrazioni attraverso la musica ad ogni singolo senso e ad ogni fibra del nostro corpo.

Li ascolti, li vedi, li senti.

Gli Arcade Fire dal vivo non fanno concerti ma magie.