Alt-J Live @ Milano

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E’ il giorno di San Valentino e mentre milioni di coppie escogitano piani impossibili per stupire il proprio partner con sorprese romantiche e gesti eclatanti, io sono in macchina che penso ad una sola cosa: arrivare il prima possibile al forum di Assago per prendermi il posto migliore e godermi il concerto degli Alt-J.

Ora, vi risparmierò i dettagli drammatici sul mio viaggio che ha visto non pochi imprevisti durante il percorso ma una cosa ve la devo dire lo stesso: essendo una pazza maniaca del controllo, gli imprevisti non hanno influito molto positivamente sul mio umore e in più, essendo anche lievemente meteoropatica, la pioggia di Milano è stata proprio come la classica ciliegina sulla torta.

Penso a tutti quelli che mi hanno detto che l’acustica del forum di Assago fa schifo, che è un buco e saremo gli uni appiccicati agli altri come sardine. Penso che a questo concerto mi ci ha mandata più che altro il fato. Cioè, non fraintendetemi, ci tenevo molto ad andare al concerto degli Alt-J ma in realtà la spinta finale per andarci me l’hanno data i Black Keys con la cancellazione della loro data milanese, facilitandomi l’arduo compito di fare una scelta obbligata tra i due live.

Assorta da tutti questi pensieri, mi ritrovo dentro senza neanche essermene, quasi, accorta. Quasi, perché in realtà quando arrivo c’è già abbastanza caos. Il pubblico italiano degli Alt-J è giovane. Il pubblico italiano degli Alt-J mi sorprende per quanto sia vasto e sovraeccitato per l’inizio del live. Ridendo e scherzando, siamo quasi in undicimila. Purtroppo devo deludervi dicendo che non sono riuscita nell’impresa di accalappiarmi il posto migliore in tribuna, ma per onor di cronaca va detto comunque che il mio accompagnatore si è battuto con impegno per la causa. Ancora infreddoliti per l’adorabile, umidissimo, clima milanese cerchiamo di ambientarci: si beve qualcosa, si scherza, si dà un’occhiata generale al posto e alla gente che ci circonda e dopo nemmeno dieci minuti provo già il desiderio di restare in canotta.

L’ambiente però si scalda davvero con l’arrivo sul palco dei Gengahr e dei Wolf Alice, soprattutto i secondi, che creano davvero una bella atmosfera con distorsioni potenti. Le due band fanno entrambe da gruppo spalla agli Alt-J in tutte le date del tour. L’energia e la carica rilasciata però non riescono a non far notare il lieve ritardo della band di Leeds sul palco. Tutti li aspettano e li acclamano e dopo un po’ di tollerabile attesa, finalmente eccoli venire fuori. Potrebbero essere tranquillamente quattro ragazzi rimasti nascosti tra la folla fino a quel momento. Un ingresso timido ma fatto con la tranquillità di chi sa già cosa deve fare e come lo deve fare. Questa la sensazione che accompagnerà tutto il concerto che si apre sulle note di Hunger Of The Pine, il primo singolo estratto da This Is All Yours, accompagnate da luci di colore rosso. Colore che cambierà per ogni canzone suonata, creando un gioco di luci suggestivo per tutta la durata del live.

Gli Alt-J non sono tipi da stadi, non sono abituati ai grandi concerti e lo si nota dal loro modo di muoversi sul palco quasi inesistente, dal look non particolarmente studiato, dal modo di porsi col pubblico apparentemente poco disinibito. Ma l’empatia con la gente c’è eccome, creata principalmente proprio dagli undicimila lì dentro che si esaltano e cantano tutte le canzoni che si susseguono una dietro l’altra.

La band britannica non lascia nulla al caso. Si passa al viola di Fitzpleasure che nonostante quella che dovrebbe essere la pessima acustica del forum si lascia godere nella singolarità di ogni elemento sonoro che la compone. Gli Alt-J funzionano alla perfezione tra loro, costruendo ogni traccia sonora con esecuzioni precise e pulite. L’effetto amplificato di questa performance che va avanti quasi in modo meccanico gasa tutti e si diventa un po’ tutti Alt-J prendendoci noi il compito di sporcare un po’ le canzoni, come sulle note di Matilda, uno dei miei tre momenti preferiti dell’intero concerto, oppure quelle di Tessellate. Momenti più caldi e delicati con Taro e i due pezzi estratti da This Is All Yours: Nara e Leaving Nara verso la fine. Non è mancato nemmeno il momento accendini rivolti al cielo con Warm Foothills, il mio secondo momento preferito.

Lo spettacolo scorre liscio, forse troppo veloce. Forse è semplicemente la voglia di voler rimanere ancora intrappolati nel vortice di Leon o in quello di Every Other Freckle, uno dei momenti più intensi della serata. Si chiude con uno dei pezzi più atteso da tutti: Breezeblocks, il mio terzo momento preferito. E qui semplicemente il delirio. Diventa tutto nostro, musica e parole. Il forum si scatena ballando e cantando Please don’t go, I love you so I love you sooo.. quasi come se fosse il pubblico a dedicarla a loro.

In un’ora e mezza di musica, gli Alt-J conquistano tutto e tutti.

Ed io dopo 22 anni di vita trascorro il primo San Valentino come Dio comanda.